Alla scoperta delle Alternative alla sperimentazione animale

Candida Nastrucci.

Candida Nastrucci.

I metodi alternativi alla sperimentazione animale sono molti ma non sempre sono sufficientemente studiati e diffusi dai ricercatori. La profonda conoscenza di questi metodi è il primo step per permettere la loro applicazione nel mondo della ricerca applicata. L’impegno delle Nazioni nell’investire in questo ambito varia e condiziona ovviamente la diffusione delle Alternative. Ne abbiamo discusso insieme alla Dottoressa Candida Nastrucci, DPhil Clinical Biochemistry ed esperta in metodi in vitro e alternative agli esperimenti sugli animali, che ci ha elencato i principali centri di ricerca mondiali sulle Alternative  «il German Centre for the Documentation and Evaluation of Alternative Methods (ZEBET), il 3Rs Research Foundation in Svizzera, il National Centre for the Replacement, Refinement and Reduction of Animals in Research (NC3Rs) in UK, il Fund for the Replacement of Animals in Medical Experiments (FRAME) e il Center for Alternatives to Animal Testing (CAAT) dell’Università John Hopkins negli USA e il CAAT-EU in Germania. Un esempio di iniziative innovative in Europa è il The Virtual Liver Network, un programma nazionale finanziato dal Ministero dell’Educazione e Ricerca Tedesco (http://www.virtual-liver.de/). Questo progetto di fisiologia virtuale cerca di creare una rappresentazione del fegato per essere in grado di fare predizioni realistiche sulla fisiologia umana. Il progetto coinvolge oltre che ricercatori, biologi e medici, fisici, matematici e ingegneri. È il primo programma europeo di questo tipo, che coinvolge un’intera nazione e include 69 gruppi di ricerca e oltre 200 ricercatori, durerà per 5 anni ed è stato finanziato dal governo tedesco per 43 milioni di Euro. Bisogna quindi investire in maniera sostanziale nella ricerca e nella divulgazione dei metodi alternativi, questo secondo me è l’unico modo per arrivare veramente a un cambiamento epocale che porti cure mediche efficaci, specifiche e «personalizzate» con meno rischi per l’uomo, indice dell’avanzamento di un paese volto al contenimento di spese non necessarie».
«La ricerca dei metodi alternativi si può effettuare su PubMed ma non solo -spiega Nastrucci-, si possono trovare informazioni su riviste specializzate come ALTEX, l’organo ufficiale del CAAT, su ATLA (Alternatives to Laboratory Animals) che è una rivista internazionale che pubblica articoli sulle ultime ricerche in relazione a sviluppo, validazione, introduzione e uso delle alternative alla ricerca che usa gli animali. I metodi approvati dall’organo regolatorio si trovano sul sito dell’EURL ECVAM (The European Union Reference Laboratory on Alternatives to Animal Testing – precedentemente chiamato ECVAM (European Centre for the Validation of Alternative Methods) come specificato nella Direttiva 2010/63/EU). Inoltre la Commissione Europea ha pubblicato “The EURL ECVAM Search Guide” che contiene procedure e guide per l’utente per facilitare la localizzazione delle informazioni desiderate sulle 3Rs, incluso quindi le alternative sostitutive (per il Replacement) e anche un inventario di fonti d’informazioni che indicano dove trovare i metodi. Un progetto Austriaco del Centre for Alternative and Complementary Methods To Animal Testing offre l’uso di un database accessibile dal Web che permette di cercare tra diverse gamme di prodotti disponibili che non contengono siero fetale da varie aziende produttrici (www.goodcellculture.org; http://www.zet.or.at/node)». Qual è la realtà italiana? «In Italia- commenta Nastrucci- i fondi per la ricerca, sviluppo e divulgazione dei metodi Alternativi è molto limitata, sono 500,000 euro l’anno da dividere tra gli Istituti Zooprofilattici Italiani (10 centri), come si scopre dall’ultimo recepimento della direttive Europea 63/2010/EU da poco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale con il Decreto Legislativo del 4 marzo 2014 n.26 (G.U. n.61 del 14-3-2014) di «Attuazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Sono esclusi dal decreto fondi specifici per le Università e centri di ricerca mirati allo sviluppo e uso delle alternative e derivanti dai fondi dello Stato italiano per la Ricerca». Sul sito www.thealternatives.eu saranno  disponibili informazioni e novità sulle alternative, per contatti email TheAlternatives.eu@gmail.com

di C. Lucchini, embriologa

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1 commento a questo articoloInvia il tuo
  1. Grazie per l’articolo molto interessante.
    Ho visto alcuni dibattiti sull’argomento e la maggior parte degli studenti in ambiti scientifici sembrano non conoscere questo ambito, che immagino sia lavorativamente promettente nel presente e ancor di più nel futuro. Bisognerebbe fare più convegni nelle univesità su questi argomenti.
    Un caro saluto

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