Antidepressivi e rischio suicidario nei pazienti giovani

CPX1929.TIFNel 2003, la FDA ha dato ampio risalto alla possibilità che l’impiego di antidepressivi in pazienti di giovane età potesse essere associato con un aumento del rischio suicidario. Tale notizia ha causato nei Paesi Occidentali una marcata riduzione della prescrizione di questi farmaci nei soggetti più giovani. Nell’articolo pubblicato da Soumerai sul BMJ si valuta il reale effetto della diminuzione del numero di prescrizioni sul numero di decessi per suicidio negli adolescenti. In esso viene messo in evidenza come paradossalmente la riduzione dell’uso degli antidepressivi sia associata a un maggiore rischio suicidario, coerentemente con il progredire della patologia di base non trattata. Inoltre, nei pazienti non sottoposti a terapia farmacologica si assiste a un maggiore uso di sostanze psicotrope d’abuso e a un maggiore rischio di avvelenamento da esse. L’impiego clinico di moderni farmaci antidepressivi quali gli SSRI o la mirtazapina, con un intervallo terapeutico molto più ampio rispetto ai vecchi triciclici, sembra quindi prevenire almeno in parte sia il rischio di suicidio che l’impiego di sostanze d’abuso da parte di pazienti gravemente depressi, mentre un eventuale sovradosaggio dagli stessi farmaci normalmente non mette in pericolo la vita del paziente.
C. Y. Lu, F. Zhang, M. D. Lakoma, J. M. Madden, D. Rusinak, R. B. Penfold, G. Simon, B. K; Ahmedani, G. Clarke, E. M. Hunkeler, B. Waitzfelder, A. Owen-Smith, M. A. Raebel, R. Rossom, K. J. Coleman, L. A. Copeland, S. B. Soumerai, Changes in antidepressant use by young people and suicidal behavior after FDA warnings and media coverage: quasi-experimental study, BMJ 2014;348:g3596 

di D. Merli

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