Applicazioni estetiche della terapia fotodinamica

Un vantaggio generale della terapia fotodinamica (PDT), che si conferma in tutti gli studi clinici e nella maggior parte delle diverse indicazioni terapeutiche, è l’ottimo risultato estetico. Ne deriva quindi la potenzialità della PDT come terapia cosmetica con il solo scopo di migliorare diversi aspetti estetici della pelle, specialmente i casi di danni solari o macchie da invecchiamento precoce della pelle. Combinando gli effetti fototermici della luce pulsata con gli effetti fotochimici della PDT, è stato dimostrato un effetto sinergico in termini di risultati estetici in una varietà di condizioni dermatologiche. Inoltre, luso di tempi più brevi di incubazione con 5-ALA permette di migliorare la tolleranza della terapia da parte del paziente sia durante il trattamento sia successivamente, per i minori effetti avversi registrati nel periodo seguente la seduta. In uno studio clinico[1] volto a determinare lefficacia estetica della PDT, 16 pazienti che riportavano danni da eccessiva esposizione al sole sono stati sottoposti a trattamento sia con 5-ALA-PDT e irraggiamento con IPL sia solo con IPL. La PDT è stata eseguita una volta al mese per tre mesi. In tutte le lesioni fotoindotte, la PDT con 5-ALA era chiaramente più attiva rispetto al solo trattamento con IPL. La PDT è risultata in grado di migliorare le rughe e le zone ruvide fino al 55% (29,5% con solo IPL), liperpigmentazione fino al 60% (37,2% con IPL), e le teleangectasie fino al 84,6% (53,8% con IPL). Leffetto preciso della PDT sulle fibre di collagene rimane poco chiaro: sono stati infatti osservati sia laumento sia la riduzione della formazione di collagene. Lesperienza clinica tende comunque a suggerire che non vi sia la stimolazione della sintesi di collagene.

Targeting più mirato

Relativamente alle strategie di veicolazione delle molecole fotosensibilizzanti, ricerche recenti, condotte principalmente sulla temoporfina [2], hanno valutato la capacità di ottenere una localizzazione più mirata della molecola nei tessuti tumorali. Molti derivati bioconiugati con targeting nucleare, sintetizzati a partire dai fotosensibilizzanti clorinati, hanno mostrato un aumento degli effetti della PDT di un fattore pari a 103 rispetto al farmaco libero. Uno degli approcci più interessanti per il targeting del fotosensibilizzante è la coniugazione della molecola con anticorpi monoclonali selettivi. Uno studio sulla mTHPC coniugata con un anticorpo monoclonale chimerico specifico per SCC ha mostrato un aumento della selettività verso il tumore, anche se il tasso di depurazione del sangue dalla molecola veniva accelerato. In contrasto con questi risultati, uno studio dettagliato con cinque differenti linee cellulari di carcinoma squamo cellulare ha dimostrato che i tre diversi anticorpi monoclonali in analisi coniugati a mTHPC erano inefficaci, mentre gli stessi coniugati con cloro-ftalocianina tetrasulfonata dalluminio hanno prodotto esiti interessanti. Analogamente, luso di peptidi segnale sembra poter essere efficace. Alcune indagini sono state realizzate su una serie di semplici derivati della tetrafenilporfirina coniugati a peptidi segnale collegati a un gruppo amminofenile. Una porfirina recante un peptide in grado di penetrare la cellula saggiata in vitro su cellule prostatiche umane ha mostrato citotossicità e fototossicità superiori a quelle di mTHPC. In modelli animali questo composto ha manifestato un assorbimento significativamente migliore rispetto ai HPD. Anche lattacco dei recettori dei folati alle porfirine rappresenta un approccio che potrebbe avere potenzialità di rilievo. Lacido folico è di interesse in oncologia dal momento che il recettore per il folato è iperespresso sulla superficie cellulare di molti tipi di tumore e, come tale, costituisce un bersaglio naturale per luso in farmaci bioconiugati. Lacido folico può essere chimicamente legato agli acidi carbossilici delle porfirine, ma gli studi in materia sono ancora in fase preliminare.

Bibliografia

[1] A. Klein, P. Babilas, S. Karrer, M. Landthaler, and R.-M. Szeimies, «Photodynamic Therapy in Dermatology – an Update 2008» JDDG, vol. 6, no. 10, pp. 839–845, Oct. 2008.

[2] Senge, 2012. Photodiagnosis and Photodynamic Therapy, 9 (2): 170–179.

di L. Galetto – biotecnologa

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