Bioeconomia: il presente e un futuro di opportunità

Pills  in the bottleNegli ultimi anni il tema della sostenibilità ambientale della produzione è entrata nell’agenda europea. L’obiettivo e quello di promuovere una crescita economica «sostenibile» attraverso un economia a base biologica, ma per ottenere questo risultato è necessaria una governance partecipativa che coinvolge i principali soggetti pubblici e privati in un dialogo aperto e consapevole, nonché un impegno da parte dei governi e dell’industria per l’innovazione.
In Italia il settore bioeconomico grazie alla sua peculiarità, nonostante una congiuntura economica sfavorevole, è in continua crescita e può contribuire in maniera sostanziale al rilancio dell’economia nazionale. Con il termine «bioeconomia» possiamo definire un’economia fondata sull’impiego, in maniera sostenibile, di risorse naturali rinnovabili e loro trasformazione in beni e servizi intermedi e finali. Un termine, quindi, che racchiude quel complesso trasversale di settori che, per mezzo di tecnologie innovative sviluppate attraverso biotecnologie, producono e convertono risorse biologiche rinnovabili in prodotti chimici, bioenergia, alimenti e mangimi. Ma è anche la visione di un paradigma, da realizzarsi in un futuro prossimo, di una società sempre meno dipendente dal petrolio e da altri combustibili fossili nonché dalle tradizionali materie prime. L’Unione Europea ha posto la bioeconomia nella sua agenda nel 2012, con l’obiettivo di un uso più sostenibile delle risorse rinnovabili, basato su un approccio interdisciplinare e intersettoriale. Ponendo la ricerca e l’innovazione come uno dei pilastri per una transizione strutturale dall’attuale modello economico «oil based» a quello «bio-based» attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie e processi produttivi, le cui ricadute andranno a porre le basi per lo sviluppo dei mercati e per questa via stimolare la competitività tra le imprese. Infine la collaborazione tra la politica e le parti interessate è il terzo aspetto su cui è incentrata la strategia europea. Quindi un approccio olistico che tiene conto, in egual misura, delle preoccupazioni ambientali, economiche e sociali per integrarle in soluzioni sostenibili per affrontare quelle sfide globali che il genere umano si troverà ad affrontare nei prossimi anni.

Un’ecosistema per le imprese biotech
La bioeconomia si dimostra, con un insieme di settori ad alto potenziale e un ampio numero di prodotti e processi innovativi, una risposta parziale per assicurare la sostenibilità ambientale ed economica della società. Secondo una recente ricerca condotta dal Servizio Studi e Ricerche di Intesa SanPaolo, «First Report on the Bio-Based Economy», su dati del 2011, gli ultimi disponibili a livello comunitario, è emerso che il valore della produzione dei settori compresi nella bioeconomia è di circa 1200 milioni di Euro per il paesi EU5 (Italia, Spagna, Germania, Regno Unito e Francia), il valore della produzione italiano si attesta a 241 milioni di Euro circa, il 7,6% sul totale della produzione. Gli addetti del settore sono circa il 6,9% sul totale dei lavoratori per l’Italia, rispetto al 8,2% dei 27 paesi europei. Si tratta di cifre certamente da non sottovalutare, che dimostrano come il settore possa contribuire attivamente all’economia nazionale. L’uso di biotecnologie, la ricerca di base e applicata, il know-how generato, rende il settore uno dei più competitivi di tutta l’industria con una elevata prospettiva di crescita. Ma per far ciò quanto detto non basta, è necessario un «ecosistema» per le imprese che garantisca il circolo virtuoso scienze, innovazione, imprese e conseguentemente produttività e crescita. Per creare, o migliorare, questo virtuosismo è necessario un network cooperativo tra diverse realtà e attori tra cui Università, settore pubblico e settore creditizio. Se l’innovazione è la strada per la crescita, il trasferimento tecnologico ne è il volano, l’Unione Europea per facilitare la circolazione di tecnologia, know-how e capitale umano ha istituito l’ European Research Area (ERA) per l’adozione di politiche di ricerca comune con l’obiettivo di incrementare la competitività attraverso la valorizzazione delle competenze, sia umane che tecnologiche, di università e imprese. Un ruolo importante lo ricoprono anche le istituzioni, sia a livello locale che nazionale, sia supportando l’economia implementando opportune politiche industriali integrate e rendendo il quadro regolatorio più uniforme, in quanto nella definizione di bioeconomia rientrano comparti diversi sottoposti al controllo di diversi enti, in tal senso è quindi necessario lo sviluppo di un piano strategico che risolva i problemi di governance e renda il quadro normativo omogeneo. Infine il supporto finanziario alle imprese sotto forma di investimenti in ricerca e innovazione sono fondamentali. In questa veste il nuovo Programma Quadro dell’Unione Europea per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione svolge un ruolo importante, assieme ai programmi nazionali e regionali, soddisfando due esigenze. La prima di carattere meramente economico, concedendo finanziamenti a progetti meritevoli, la seconda di rendere l’Europa un’area in grado di attrarre investimenti di capitale per mezzo dello sviluppo del venture capital e altre forme di fund raising, che supportino anche la creazione di start-up come veicolo di innovazione e crescita. La biotecnologia, intesa come la scienza di usare le cose viventi per produrre beni e servizi attraverso la manipolazione e le modifiche di organismi per creare applicazioni nuove e pratiche, ha un ruolo di primo piano nella bioeconomia essendo trasversale ai vari comparti.

Fig. 1 – Settori di applicazione delle imprese biotecnologiche. (Fonte BioInItaly Report 2014).

Fig. 1 – Settori di applicazione delle imprese biotecnologiche. (Fonte BioInItaly Report 2014).

I settori della bioeconomia
Secondo il Rapporto sulle biotecnologie in Italia 2014, il settore delle biotecnologie applicate alla medicina e ai farmaci, conosciuto come «red biotech», raggruppa il 58% delle imprese biotecnologiche e contribuisce per il 95% del fatturato totale. In particolare le imprese pure biotech sono la maggioranza, circa il 60%, il resto è rappresentata da altre aziende che operano in più settori applicativi e aziende farmaceutiche. Dalla ricerca emerge che le aziende pure biotech operano prevalentemente nei processi di discovery e preclinico mentre le fasi di sviluppo clinico e regolatorio sono appannaggio delle aziende farmaceutiche. Questo fatto comporta la nascita di cluster o reti costituiti da soggetti economici differenti e, come precedentemente auspicato, costituisce il punto di forza del processo di ricerca e sviluppo nel comparto red biotech. Il segmento trainante è quello del farmaco con 403 prodotti in sviluppo e 67 in fase di discovery, la pipeline che origina dalle pure biotech italiane, conta 149 prodotti in sviluppo, di cui 87 in fase preclinica, 17 in fase I, 37 in Fase II e 8 in Fase III. La biotecnologia può essere impiegata anche per la produzione di una vasta gamma di prodotti industriali. In questo caso parliamo di «white biotech». Lo scopo di questa branca della biotecnologia è, sostanzialmente, quello di esplorare la ricchezza della natura alla ricerca di metodi per sostituire materiali sintetici a base di petrolio. Infatti, attraverso l’uso di microrganismi viventi ed enzimi da essi derivati è possibile sviluppare processi industriali ecocompatibili, per ottenere prodotti innovativi. I vantaggi di sfruttare i processi naturali sono molteplici: non si basano sulle risorse fossili, sono più efficienti e i loro rifiuti sono biologicamente degradabili, il tutto aiuta a diminuire il loro impatto ambientale. Usando substrati alternativi e fonti di energia, la biotecnologia «bianca» sta già portando molte innovazioni per l’industria chimica, tessile, alimentare, confezionamento e di assistenza sanitaria. Non è una sorpresa quindi che gli accademici, industria e i responsabili politici sono sempre più interessati a questa nuova tecnologia, la sua economia e il suo contributo a un ambiente sano, che potrebbero rendere un metodo credibile per lo sviluppo sostenibile offre vantaggi significativi rispetto all’industria chimica convenzionale, perché permette la produzione di sostanze chimiche e di energia da risorse rinnovabili in modo più efficace. Inoltre, una produzione di rifiuti inferiore, ridotta formazione di CO2, una maggiore resa del prodotto sono ulteriori vantaggi della biotecnologia «bianca». Le applicazioni industriali delle biotecnologiche generano molte aspettative, soprattutto per lo sviluppo sostenibile, in particolar modo la produzione di bioplastiche e l’estrazione di energia da fonti rinnovabili. Purtroppo è innegabile che la prova della redditività economica deve essere ancora superata da molti prodotti, compito della ricerca è anche quello di contribuire l’implementazione di mezzi efficaci per la produzione. Infine, con «green biotech» si indicano le biotecnologie agroalimentari, le imprese in questo settore si occupano di sviluppare soluzioni ecocompatibili come alternativa all’agricoltura tradizionale, orticoltura e nell’allevamento di animali. La ricerca industriale si occupa di sviluppare moderne tecniche di selezione varietale per il miglioramento delle culture in modo mirato, il controllo di qualità e dell’origine degli alimenti e il biopharming con l’obiettivo di incrementare la resa dei terreni agricoli e il miglioramento della produzione animale per l’efficacia della selezione convenzionale. Tutto ciò consente di preservare la biodiversità, ridurre il consumo di acqua e di prodotti chimici a vantaggio della sostenibilità ambientale.

Fig. 2 – Origine delle imprese biotecnologiche. (Fonte BioInItaly Report 2014).

Fig. 2 – Origine delle imprese biotecnologiche. (Fonte BioInItaly Report 2014).

Il sistema Italia
Ma come è strutturato il sistema delle imprese biotecnologiche in Italia? Secondo il sopra menzionato rapporto ci sono 422 imprese operanti in questo settore, di cui 264 pure biotech cioè aziende la cui attività è focalizzata esclusivamente alle biotecnologie. Il settore in cui maggiormente operano (fig. 1) è quello della salute e della medicina che di conseguenza genera la quota di fatturato totale maggiore e assorbe la maggior parte degli investimenti. Le piccole e micro imprese sono quelle più numerose, circa l’80% del totale, sono localizzate principalmente nel nord del paese e sono nate principalmente come start-up e spin-off accademici (fig. 2) a dimostrazione del ruolo chiave di questa tipologia di impresa nel sistema industriale italiano. Nel complesso il fatturato delle imprese biotech nel 2013 è stato di 7.050 milioni di euro, con 1.517 milioni di euro investiti in ricerca e sviluppo, questo dimostra che il settore biotecnologico è, nonostante la congiuntura economica difficile, un comparto dinamico in grado di contribuire in maniera sostanziale al rilancio del sistema industriale nazionale.

Venture capital
Lo sviluppo del capitale di rischio è visto dall’UE come un elemento essenziale per la stabilità e la crescita economica, in questo ambito ha il ruolo di affiancare le politiche europee a sostegno della ricerca e l’innovazione. Negli investitori istituzionali e, in particolare, al venture capital, cioè l’apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare la nascita e/o la crescita di un’impresa, sono individuati quei soggetti economici con un ruolo strategico per finanziare nuove imprese a elevato contenuto tecnologico. Nel 2013 il segmento dell’early stage, a sostengono le fasi iniziali di un’impresa, è cresciuto del 12% rispetto al primo semestre 2012, con il 69% di operazioni sul totale nel settore a elevata tecnologia, dove alti tassi di crescita si legano all’innovazione di prodotto. Questo è il motivo per cui si registrano maggiori accordi di seed o di start-up in questo segmento di mercato. Tuttavia in Europa e, in modo particolare, in Italia, il mercato del venture capital e del private equity (tecnica di investimento per finanziare società non quotate in borsa ma con un tasso di crescita potenziale elevato) è poco sviluppato. Questo fatto è un elemento di criticità poiché solo attirando investitori che possiedono i capitali e, soprattutto, le competenze per valutare nuovi progetti è possibile sviluppare ulteriormente questo settore.

HORIZON 2020
Il nuovo Programma Quadro dell’Unione Europea per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione che segue il settimo Programma Quadro concluso nel 2013. H2020 supporterà la ricerca di base e quella applicata con l’ambizione di creare innovazione, sviluppo sociale ed economico nell’arco temporale 2014-2020. Si basa su tre pilastri, il primo è «Excellent Science», per promuovere la competitività a livello scientifico e tecnologico. Il secondo pilastro è «Industrial Leadership», per sostenere la ricerca e l’innovazione europea. Infine il «Societal Challenges» mette a disposizione fondi per ricerche e progetti pilota in alcune aree considerate di interesse collettivo, come l’invecchiamento della popolazione e le energie rinnovabili. Il budget totale previsto è di circa 77 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, con un aumento del 46% rispetto al precedente programma quadro. Con questo programma tutti i fondi per la ricerca e l’innovazione sono ricondotti a un unico quadro di riferimento, con lo scopo di facilitare il trasferimento tecnologico dalla ricerca all’industria. Destinare fondi alle PMI è di fondamentale importanza, si stima che circa il 15% dello stanziamento venga assegnato a queste ultime. Il programma quadro sarà completato con ulteriori misure per completare e sviluppare ulteriormente lo Spazio europeo della ricerca. Lo scopo è quello di abbattere le barriere per creare un vero mercato unico per la conoscenza, la ricerca e l’innovazione. L’obiettivo è quello di produrre una ricerca scientifica di elevata qualità, rimuovere le barriere all’innovazione e rendere più facile, per i settori pubblico e privato, collaborare nella realizzazione di prodotti innovativi.

Bibliografia
-Assobiotec in collaborazione Ernst&Young, BioInItaly Report 2014.
-EuropaBio, EuropaBio Policy Guide – Building a Bio-based Economy for Europe in 2020. 2010
-EuropaBio, Europe 2020 and Biotechnology: Creating a Competitive, Connected and Greener Economy. 2010
-Kes McCormick, Niina Kautto, The Bioeconomy in Europe: An Overview. Sustainability 2013, 5(6), 2589-2608
-Servizio Studi e Ricerche di Intesa SanPaolo, First Report on the Bio-Based Economy. 2014
-http://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/en/what-horizon-2020

di M. Colombini,  analista economico

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