Classificazione dei linfomi

In passato erano presenti numerosi sistemi di classificazione che utilizzavano criteri differenti per l’identificazione dei vari tipi di linfoma. Tutte queste classificazioni si basavano su criteri di tipo morfologico, in altre parole sull’aspetto che le cellule tumorali presentano, se osservate al microscopio. Negli ultimi anni, con l’avvento di metodiche d’indagine più accurate e sofisticate, come la immunoistochimica e la biologia molecolare, è stata proposta la classificazione REAL (Revised European American Lymphoma) e successivamente una nuova classificazione sponsorizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).In linea generale si distinguono i linfomi che derivano dai linfociti B (fino al 90% dei casi) da quelli che derivano dai linfociti T. Ogni categoria si divide a sua volta in numerosi sottogruppi. Si differenziano cinque grandi categorie, ognuna delle quali risulta costituita da svariate sotto-classi:

– linfoma dei precursori dei linfociti T;
– linfoma dei linfociti T e delle cellule natural killer mature (es. leucemia a grandi linfociti T granulari, papulosi linfomatoide, sindrome di Sèzaty);
– linfoma dei precursori dei linfociti B (es. leucemia dei precursori dei linfociti B);
– linfoma dei linfociti B maturi (es. linfoma follicolare, linfoma cutaneo, linfoma mantellare, linfoma di Burkit);
linfoma di Hodgkin a cui appartengono: sclerosi nodulare, deplezione dei linfociti, eterogeneità cellulare;
linfomi non Hodgkin (es. linfoma alla milza).

È da tenere presente in genere, che più sono attive le cellule tumorali, maggiore è la loro malignità, in quanto sono in grado di riprodursi più velocemente. Un’ulteriore classificazione dei linfomi è realizzata in base al decorso clinico: si distinguono i linfomi dolenti e aggressivi da quelli indolenti. I primi, presentano un decorso rapido con un quasi immediato indebolimento dello stato di salute della persona affetta. Se non vengono curati tempestivamente conducono alla morte. Fortunatamente, se diagnosticato in tempo, il linfoma aggressivo può guarire definitivamente (es. la maggior parte dei linfomi che interessano i linfociti T). I linfomi indolenti, invece, si manifestano senza comportare lesioni gravi a livello dell’organismo, tanto che i soggetti affetti potrebbero non accorgersi della neoplasia anche per alcuni anni (es. neoplasie dei linfociti B). Le neoplasie non aggressive, seppur tali, presentano una difficile e complessa terapia risolutiva, e il paziente difficilmente riesce a guarire del tutto. Un altro aspetto molto importante da tenere in considerazione è il tipo di alterazione provocata dalle cellule maligne nel linfonodo: se l’infiltrazione è localizzata solo in alcune zone (come nel linfoma follicolare) il tumore ha in genere un andamento più lento rispetto ai casi con infiltrazione diffusa, che indica malattia più avanzata o a evoluzione più rapida. Anche se comunque esistono eccezioni a queste regole. Grazie all’avvento di tecniche di biologia molecolare è possibile studiare sempre più a fondo il patrimonio genetico e le molecole espresse sulla superficie delle singole cellule, che sono anch’esse un indicatore importante di malignità. 

di P.Ponzo – biologa molecolare

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