Endocannabinoidi e Cannabis: una chimica stupefacente

Young cannabis plant marijuana plant detailIl principio attivo della Cannabis sativa, il Δ-9-tetraidrocannabinolo (THC), venne isolato per la prima volta nel 1964. Dopo circa trent’anni, si scoprirono i corrispettivi endogeni umani di questa molecola, denominati collettivamente endocannabinoidi (eCBs); fra questi, l’anandamide scoperta nel 1992 e il 2-arachidonoilglicerolo nel 1995. Da allora i ricercatori, come evidenziano Zimmer e colleghi, hanno fatto numerosi progressi nello studio degli effetti fisiologici degli eCBs, dei cannabinoidi sintetici e della loro interazione con i due tipi principali di recettori presenti nell’uomo. In particolare, hanno osservato che essi regolano alcuni processi biologici quali l’apoptosi, la proliferazione e la differenziazione cellulare. Allo stesso modo, gli eCBs sono stati individuati quali molecole aventi un ruolo chiave di alcuni processi patofisiologici, e sono emersi come alcuni dei mediatori più versatili e diffusi nell’organismo. Conseguentemente, non solo il loro studio si prospetta utile per comprendere il meccanismo di sviluppo di alcune malattie, ma THC e analoghi sintetici potrebbero presto trovare una diffusa applicazione clinica in numerose condizioni patologiche (un esempio fra i tanti, il cannabinoide nabilone viene già impiegato in alcuni Stati quale antiemetico nei trattamenti citotossici).
M. Maccarrone, I. Bab, T. Bíró, G. A. Cabral, S. K. Dey, V. Di marzo, J. C. Konje, G. Kunos, R. Mechoulam, P. Pacher, K. A. Sharkey, A. Zimmer. Endocannabinoid signaling at the periphery: 50 years after THC. Trends in Pharmacological Sciences 36(5): p277–296 (2015)

 

di D. Merli

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