Esplorando la vita sotto i ghiacci

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Alexander Semerov

Alexander Semerov, capo del team di immersioni del White Sea Biological Station, folgorato dalla meravigliosa e inaspettatamente colorata vita sottomarina dell’Artico, ha deciso di dedicare la sua di vita alla ricerca, classificazione e conservazione delle specie che abitano le fredde acque a ridosso del Circolo Polare Artico. Il White Sea Biological Station (WSBS) è un Centro di Ricerca e di Formazione situato sulla costa di Kandalaksha Bay in Russia. La stazione è una sezione distaccata del Dipartimento di Biologia della Lomonosv Moscow State University (MSU), istituita per condurre ricerche marine nella zona dell’Artico e per permettere di svolgere periodi di praticantato agli studenti universitari. Il centro si trova a ridosso del Circolo Polare Artico e comprende un campus di circa 15 ettari. È completamente isolato dal resto del territorio, senza collegamenti stradali o di altro tipo, l’unica possibilità di raggiungere il villaggio più vicino (a 15 km dal campus) è attraverso l’utilizzo di imbarcazioni nel periodo estivo e motoslitte in quello invernale. Il centro è dotato di una squadra immersione composta da ricercatori e studenti, appartenenti allo staff del WSBS. Il compito di questo team è quello di raccogliere campioni dai fondali dell’Artico e rifornire gli scienziati per permettere loro di portare avanti i diversi progetti, il tutto senza arrecare danni all’ecosistema e alle comunità bentoniche presenti nell’area. Il team è dotato delle più avanzate attrezzature per l’immersione che consentono di ridurre al minimo i rischi, anche in un ambiente estremo come quello del Circolo Polare Artico.  A capo di questo gruppo di lavoro c’è Alexander Semerov. Laureatosi nel 2007 alla Lomonosov’s Moscow State University, dipartimento di zoologia, ha poi intrapreso un percorso di specializzazione nello studio di invertebrati. Subito dopo è entrato a far parte dello staff del WSBS come specialista all’interno della squadra immersioni. Dopo soli 4 anni è arrivato a ricoprire il ruolo di capo coordinatore del team con il quale partecipa regolarmente alle immersioni e alla raccolta dei campioni. La sua passione per questo lavoro e per la fotografia lo ha portato in questi anni a raccogliere e collezionare immagini degli invertebrati rinvenuti nelle profondità marine. Semerov racconta di aver iniziato questa attività come un hobby, utilizzando attrezzature amatoriali, e procedendo per tentativi nel cercare di ottimizzare gli scatti prodotti in un ambiente molto ostle. Dopo diversi mesi di fallimenti riesce a raccogliere qualche buona immagine e mostrarla al suo team, il quale rimane colpito dalla bellezza delle creature immortalate tanto da decidere di investire in una camera semi-professionale, luci e lenti per permettere al ricercatore di svolgere la sua attività al meglio. Con questa nuova dotazione Semerov riprende le sue sessioni di scatto, stavolta cercando di fotografare i suoi obiettivi nel loro ambiente naturale, una pratica molto più difficile considerate le condizioni proibitive nel quale si trova a operare. Dopo ulteriori mesi di pratica, nei quali riesce a raccogliere al massimo uno o due scatti utili per ogni immersione, apprende i segreti di un’attività molto complessa e ottimizza tutte le risorse a sua disposizione, riuscendo poi a collezionare una serie di foto impressionanti delle meravigliose creature presenti in quei fondali. Di seguito una breve intervista ad Alexander Semerov che ci ha permesso di conoscerlo meglio e di capire in maniera più approfondita la sua attività da ricercatore e da fotografo.

Dr Semerov quali sono i principali progetti che sta portando avanti assieme al suo gruppo presso il WSBS?

Il nostro centro è piuttosto grande e i progetti molteplici. Il WSBS è un centro di formazione e ricerca, concepito per condurre ricerche scientifiche marine oltre che per essere un’area di tirocinio per gli studenti sul Mar Bianco. Il nostro obiettivo è quello di trasformare il settore della scienza marina, della biologia molecolare, e della gestione sostenibile dell’area costiera attraverso un mix di ricerca d’avanguardia, di vasta esperienza nell’insegnamento e l’impegno a condividere il nostro sapere a livello internazionale.

State mettendo in atto anche programmi di salvaguardia del territorio insieme ai progetti di ricerca?

Certamente. Il centro è situato nella penisola di Cape Kindo sulla costa di Velikaja Salma Bay, uno stretto di 500 metri che separa la nostra stazione dall’isola di Veliky, la più grande isola della riserva naturale di Kandalaksha State. Il territorio della penisola di Kape Kindo (circa 600 ettari) è una parte della riserva naturale locale di “Polarny Krug”. Una porzione di taiga del nord incontaminata, mosaico di conifere e foreste decidue, paludi e piccoli laghi. Ci sono anche molti turisti e abitanti del luogo, che non sempre sanno come rapportarsi alla natura che li circonda senza avvelenarla. Stiamo cercando di educare le persone fornendo loro le nozioni base dell’ecologia ma ancora oggi, ogni anno, dobbiamo ripulire il nostro territorio dai rifiuti, lasciati dai turisti. È un grosso problema e stiamo cercando di trovare il modo giusto per risolverlo.

Qual è il Suo ruolo all’interno del WSBS?

Io ho incarichi molto differenti tra loro, ma in generale sono a capo della nostra squadra immersioni. La WSBS SCUBA-diving team rifornisce i ricercatori e gli studenti di campioni freschi e specie viventi, raccolti senza danneggiare minimamente le comunità bentoniche. La squadra d’immersione è composta dallo staff del WSBS e io ho il compito di coordinare tutto il lavoro sottomarino raccogliendo anche campioni in prima persona. La maggior parte delle volte mi immergo con la macchina fotografica e catturo immagini della vita degli invertebrati. In particolare cerco di immortalare in immagini macro i processi di vita dei diversi animali, come l’alimentazione, l’accoppiamento, la crescita, la muta e molti altri – bisogna spendere moltissimo tempo di fronte a un acquario per osservarli, ma immergendosi è possibile trovare tutte queste fasi con facilità. Il vantaggio principale della macrofotografia sottomarina è proprio la possibilità di catturare immagini di animali minuscoli in quasi tutte le fasi della loro vita. Questi organismi sono difficilmente individuabili perfino per sommozzatori esperti, ma con la giusta camera e delle lenti macro è possibile immortalarli nel loro ambiente naturale e produrre scatti da mostrare a tutti. È assolutamente impossibile ottenere gli stessi risultati in superficie perché moltissimi di questi animali sono molto delicati e vengono distrutti durante il processo di raccolta con un’attrezzatura comune (come lo strascico o simili). Mi sto comportando come un naturalista del diciannovesimo secolo, raccolgo tutte queste immagini e scrivo storie su ciò che osservo. Le mie foto vengono utilizzate, inoltre, per articoli scientifici, libri scolastici e conferenze.

Perché ha deciso di concentrare i tuoi sforzi nel campo della biologia marina artica?

Quando ero studente ho svolto un periodo di specializzazione nel Mar Bianco e la vita sottomarina mi affascinò come niente prima di allora. La maggior parte delle persone pensa che animali belli e colorati non possano vivere nelle acque gelide e scure dei mari del nord, oltre il Circolo Polare. Questo è vero solo in parte; non c’è la barriera corallina, non ci sono polipi, pesci pagliaccio o altri tipi di pesci colorati. Il Mar Bianco rivela un altro mondo con i propri abitanti, svelando creature veramente fantastiche. La fauna dell’Artico mi ha offerto una visione totalmente diversa delle forme di vita rispetto a tutto quello che avevo visto in precedenza. È unica, impressionante e affascinante da studiare. Me ne sono innamorato.

Oggi l’opinione pubblica è molto più attenta al problema dell’inquinamento dell’aria, della terra e dell’acqua e a quello del riscaldamento globale. Quali effetti è già possibile osservare in un ecosistema così delicato e instabile come quello artico?

In verità, non posso dire di aver notato qualcosa di significativo negli ultimi 9 anni in cui ho osservato quest’area. A volte le stagioni sono insolitamente calde, lo scorso anno invece sono state molto fredde, quindi è difficile parlare di riscaldamento globale o riscaldamento locale… è un problema molto articolato che richiede ricerche molto complesse e molto più tempo di studio. È impossibile dire qualcosa al riguardo in così pochi anni.

Durante le Sue immersioni ha scoperto specie animali o vegetali ancora non classificate?

A volte troviamo esemplari nuovi o molto rari, ma non è così frequente. Inoltre questi animali devono essere identificati con maggiore attenzione da specialisti della tassonomia e quindi descritti accuratamente. Il nostro compito è quello di raccogliere campioni potenzialmente interessanti da inviare a strutture a valle che si occupano di tassonomia e classificazione. Forniamo un monitoraggio costante della biodiversità marina nell’area della stazione da oltre 70 anni. Ad oggi abbiamo provveduto a compiere un enorme lavoro di catalogazione delle oltre 10.000 specie identificate nel nostro territorio. Siamo particolarmente orgogliosi del nostro “Atlante del Mar Bianco” che ne raccoglie la flora e la fauna più comune.

Quali tipi di rischi si corrono nella sua attività di immersione e che tipo di preparazione fisica è richiesta per svolgerla?

I nostri pericoli sono ridotti al minimo grazie all’utilizzo di un equipaggiamento di immersione professionale e moderno e alla grande esperienza del nostro team. A volte però ci sono delle condizioni veramente estreme, come forti correnti marine, buio totale al di sotto dei 20 metri di profondità, temperatura dell’acqua sotto 1°C, superficie ghiacciata durante il periodo invernale… a volte capitano imprevisti pericolosi, ma cerchiamo sempre di affrontarli nel modo più sicuro e di evitarli attraverso un’attenta pianificazione del nostro lavoro subacqueo. Riguardo alla preparazione fisica, bisogna essere in forma e forti abbastanza da portare il pesante equipaggiamento ed essere in grado di riportarlo sulla barca dopo una lunga e dura immersione. Ci sono diverse ragazze nel nostro team che fanno un ottimo lavoro, molto meglio anche di tanti uomini. Quindi è anche una questione di volontà ed entusiasmo.

di E. Fabrizi  

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