Etichetta molecolare: riconoscere campioni biologici incogniti

Agli inizi degli anni 2000 alcuni ricercatori nel campo della biologia molecolare e della zoologia ebbero le brillante idea di cercare, all’interno del genoma degli organismi, delle piccole porzioni di DNA che potessero essere sufficientemente diverse da distinguere univocamente fra di loro la maggior parte delle specie viventi. Nacque così il concetto di «barcoding genetico», ovvero l’idea di poter associare a ogni specie vivente un codice univoco, simile al codice a barre di uso ormai globale nel campo del commercio. Tutto sfruttando quanto l’evoluzione nel corso dei millenni aveva scritto nel DNA di ogni specie diversificandolo da quello di un’altra specie, anche molto simile morfologicamente. L’idea rivoluzionaria degli ideatori del barcoding era quella di creare delle banche dati di «barcodes» genetici di riferimento, per poter poi distinguere l’identità specifica di un campione incognito a partire anche da una piccola, insignificante porzione di tessuto.

Tale idea, seppur in parte ambiziosa e contestata in molti casi da altri ricercatori, ha tuttavia trovato affermazione in molte scienze applicate, tra le quali le scienze forensi, ambientali, delle produzioni ittiche e zootecniche e dell’alimentazione. Pochi sanno, infatti, che dietro a molte delle scandalose frodi alimentari spesso all’onore della cronaca nazionale e internazionale, c’è l’applicazione di questa o di altre tecniche genetiche analoghe, in grado di scovare la presenza di carni, foglie, ecc. di organismi diversi da quelli indicati nella lista degli ingredienti scritta sulla confezione. E se questo tipo di applicazioni è sicuramente quello più intuitivo e noto, tuttavia esistono molteplici campi nelle scienze ambientali in cui il barcoding genetico ha trovato brillante applicazione, semplificando la vita dei tassonomi, caratterizzando rapidamente comunità ambientali molto complesse, oppure contribuendo allo studio e tutela di specie di interesse conservazionistico.

di F. Stefani – Istituto di Ricerca delle Acque, CNR di  Brugherio

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