Farmaci di genere

Gli studi di genere sono fondamentali per caratterizzare in maniera accurata il profilo farmacologico di una molecola, ormai sono noti diversi farmaci a cui donne e uomini rispondono diversamente: nell’ambito del trattamento dell’ipertensione, i farmaci calcio-antagonisti sembrano più efficaci nelle donne nel ridurre la pressione arteriosa; al contrario, gli ACE-inibitori sembrano in grado di ridurre significativamente la mortalità tra gli uomini, ma non tra le donne.
Nella terapia della depressione, le donne sembrano rispondere meglio agli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), mentre gli uomini trarrebbero maggiori benefici con gli antidepressivi triclici (TCA), poiché questi sono inattivati da enzimi epatici diversi.
Anche gli effetti avversi sembrano genere specifici in taluni casi. Per esempio gli antibiotici, visto il loro largo uso sono tra i farmaci che più manifestano effetti indesiderati nel genere femminile, in particolare ipersensibilizzazione (cinque volte più degli uomini), legata a una diversa composizione della massa corporea e al processo di eliminazione. Altri effetti collaterali degli antibiotici sulle donne sono di epatossicità e nefrotossicità, dovuti all’interferenza delle molecole con il sistema di detossificazione e di escrezione.
Alcune reazioni avverse sono poi peculiari del genere femminile. Come, per esempio, la sindrome QT un’aritmia secondaria che insorge a seguito dell’azione combinata antiaritmici e farmaci in grado di inibire il sistema di ossidazione epatico (antidepressivi o antivirali): l’antiaritmico non viene così eliminato e il prolungamento della sua emivita porta allo sviluppo della sindrome. Un altro effetto avverso tipico delle donne, ed emerso piuttosto recentemente, sono le fratture ossee da tiazolindidioni, farmaci utilizzati per la cura del diabete. Le fratture dovute all’azione di queste molecole sono molto diverse da quelle causate dall’osteoporosi: sono localizzate prevalentemente alle estremità delle articolazioni. il meccanismo non è ancora chiaro ma l’azione negativa del farmaco sembra essere legata all’interazione con un particolare recettore cellulare ed è più forte nelle donne poiché è un farmaco lipofilo con un’emivita molto più lunga poiché si accumula nel tessuto adiposo.

di E. Brunelli -PhD Biotechnology, Università del Piemonte Orientale

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