Grafene e ricerca

(credits Andrea Freccioni, SNS) rappresentazione grafica: cascata di elettroni prodotti nel reticolo di grafene

Il grafene si conferma “materiale delle meraviglie”. Un team di ricercatori dell’Istituto nanoscienze (Nano-CNR) e dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie (IFN-CNR) del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) ha osservato per la prima volta un fenomeno che potrebbe essere sfruttato per aumentare l’efficienza di dispositivi fotovoltaici come le celle solari: il grafene, sottoposto a impulsi luminosi estremamente brevi, innesca un processo di moltiplicazione a cascata degli elettroni. Il risultato, in collaborazione con Politecnico di Milano, Scuola normale superiore e Università di Cambridge e Manchester, è pubblicato su Nature Communications.  «Studiare il comportamento degli elettroni nel reticolo bidimensionale di questo materiale, che è costituito da un foglio monoatomico di atomi di carbonio, è la chiave per capirne e sfruttarne al meglio le eccezionali proprietà: conduzione di elettricità e calore migliore del rame, leggerezza e resistenza maggiori dell’acciaio – spiega Marco Polini di Nano-CNR di Pisa. –Un aspetto ancora poco noto, per esempio, è cosa accade agli elettroni dopo che un lampo intenso e ultra-breve di luce li ha fortemente perturbati: abbiamo pertanto indagato le primissime fasi successive alla foto-eccitazione, quando gli elettroni, riscaldati dalla luce a temperature di migliaia di gradi, si raffreddano in un tempo brevissimo». I ricercatori hanno dimostrato che in questo caso i fotoni incidenti innescanoun processo di “moltiplicazione a cascata” degli elettroni. «Un fenomeno noto come “carrier multiplication”, grazie al quale, per ciascun fotone assorbito dal grafene, più elettronisi mettono in moto e incrementano la corrente elettrica– continua Polini.- La possibilità di innescare questo fenomeno potrebbe migliorare le prestazioni delle tecnologie fotovoltaiche e dei dispositivi optoelettronici in termini di efficienza, robustezza, risparmio energetico».

«La moltiplicazione di carica è estremamente difficile da rilevare poiché dura appena un centinaio di femtosecondi, meno di un milionesimo di milionesimo di secondo!– spiega Giulio Cerullo di IFN-CNR e Politecnico di Milano. –Per studiare effetti fisici su scale temporali così brevi servono impulsi luminosi altrettanto brevi, che siamo stati in grado di ottenere con tecniche di spettroscopia ultra-veloce capaci di “comprimere” la luce. Il nostro esperimento rappresenta al momento l’evidenza sperimentale più chiara del fenomeno nel grafene». I gruppi di Nano-CNR, IFN-CNR, Politecnico di Milano, SNS, Cambridge e Manchester, autori dello studio, hanno un ruolo di primo piano nella Graphene Flagship, il progetto europeo premiato con un maxi-finanziamento di un miliardo di euro per i prossimi dieci anni, che ha ufficialmente preso il via il primo ottobre scorso e coinvolge oltre 70 partner scientifici e industriali, con lo scopo di portare il grafene dai laboratori di ricerca alle applicazioni, attraverso tecnologie in una vastissima gamma di settori.

(Fonte: CNR)

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