Il microbiota umano

(Wikipedia)

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Complesse comunità di microorganismi (simbionti, commensali, opportunisti, parassiti) colonizzano l’uomo fin dalla nascita e vengono identificati con il termine microbiota.
La colonizzazione avviene dapprima attraverso il cavo orale, per poi invadere il tratto gastroenterico e altri distretti. Il microbiota varia da individuo a individuo in rapporto a età, dieta, stile di vita, origini geografiche e genotipo. Anche il genoma dell’ospite è importante perché determina una varietà e una diversa disponibilità dei siti di adesione per i microrganismi, e quindi influenza la qualità dei batteri colonizzatori. Nuove specie di batteri sono sempre disponibili e pronte a legarsi non appena si rendano disponibili siti precedentemente occupati. Nella condizione di equilibrio, che può essere identificata con lo stato di salute, si realizza una cooperazione funzionale tra l’ospite e i colonizzatori che facilita la metabolizzazione dei nutrienti, la difesa dell’organismo dai patogeni, la sintesi di vitamine, la regolazione dell’attività del sistema immunitario. È stato dimostrato, per esempio, come una costante stimolazione da parte del microbiota intestinale sia indispensabile per una corretta risposta immunitaria. L’alterazione (disbiosi) per eccesso, per difetto o per variazione dei rapporti qualitativi e quantitativi dei batteri che compongono il microbiota, è stata evidenziata in pazienti diabetici, obesi, in soggetti che soffrono di sindrome metabolica, di intolleranze alimentari e malattie infiammatorie croniche intestinali. Il Journal of Experimental Medicine ha pubblicato di recente uno studio (Interplay of host microbiota, genetic perturbations, and inflammation promotes local development of intestinal neoplasms in mice) nel quale si evidenzia un legame tra l’alterazione della flora intestinale e il cancro del colon retto. Il microbiota orale è quello che contribuisce a costituire il «superorganismo» di frontiera, direttamente a contatto con l’ambiente esterno, eternamente soggetto a modifiche e dal quale può dipendere la variazione quali e quantitativa della flora degli altri distretti. Il microbiota orale è oggetto di studi intensi ed è sempre più evidente il suo ruolo diagnostico. La composizione microbica della mucosa del cavo orale e degli altri distretti dell’organismo può essere determinata con metodi di analisi genetico-molecolare utilizzando sonde che riconoscono tratti conservati del genoma e applicando i metodi di sequenziamento di ultima generazione (NGS). Applicando poi sistemi di analisi di correlazione dedicati quali «Oral Microbe Identification Microarray (OMIM)» si possono registrare le variazioni del microbiota salivare e associare tali variazioni allo stato di salute e di malattia. È una fonte di segnali epigenetici: basta considerare che alcune vitamine possono cambiare il grado di metilazione del DNA e questo influisce sulla espressione genica.

di E. Capelli e S. Panelli, Laboratorio di Immunologia e Analisi Genetiche- Dip. di Scienze della Terra e dell’Ambiente (D.STA) –Università di Pavia

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