Il piombo nell’ambiente

Limitando l’indagine ai pallini di piombo metallico, possiamo circoscrivere l’analisi della contaminazione ambientale a terreno, zone umide e acque naturali. In passato sono stati svolti parecchi studi sull’inquinamento di terreni con pallini di piombo utilizzati con finalità sportive nelle vicinanze di poligoni di tiro. Tali lavori hanno evidenziato come le concentrazioni di piombo in questi suoli siano ben al di sopra dei limiti di legge previsti dalla normativa italiana (100 mg/kg nei terreni residenziali e 1g/kg nei terreni industriali), arrivando a essere anche 100 volte superiori1. La contaminazione deriva tanto dalle polveri di piombo che si liberano al momento dello sparo quanto, come più logico pensare, dai pallini che ricadono al suolo. Questi, a contatto con l’aria e l’acqua contenuta nel suolo iniziano, a partire dalla zona più esterna, a subire modificazioni di carattere chimico-fisico liberando ioni Pb2+. I cationi si combinano con le componenti naturalmente presenti nel terreno dando origine a ossidi, idrossidi, carbonati, solfati, ecc. Sotto questa forma il piombo non è pericoloso, tuttavia nel tempo i composti possono ridisciogliersi liberando Pb2+. Nel corso degli anni, quindi, il pallino viene lentamente degradato e la concentrazione del piombo disponibile nel terreno tende ad aumentare in modo considerevole. Così il metallo tramite gli organismi che vivono nel terreno e gli apparati radicali delle piante entra nella catena alimentare dando inizio al processo di bioaccumulazione.
Per quando riguarda la contaminazione di zone umide e corpi idrici, la fondamentale differenza nella contaminazione dipende dalla sedimentazione o meno dei pallini nei fondali. Infatti, i piombi che sedimentano nel fondale, hanno minor probabilità di degradarsi in quanto godono di un minor contatto con acqua e ossigeno. In questi ambienti, quindi, sono più probabili fenomeni di riduzione (dovuti a condizioni anaerobie) piuttosto che di ossidazione. I pallini che invece rimangono in soluzione subiscono una degradazione più o meno veloce che dipende, anche in questo caso, dai fattori più svariati tra cui i più importanti sono sicuramente temperatura e pH. Come nei terreni, anche nei corpi idrici il piombo, una volta reso disponibile, può essere assorbito dai vari organismi e dare luogo a processi di bioaccumulo e biomagnificazione.

Bibliografia
(1) Andreotti A., Borghesi F., Il piombo nelle munizioni da caccia: problematiche e possibili soluzioni, Rapporti ISPRA, 158/2012.

di G. Fosco, R. Biesuz, G. Alberti, Dip.di Chimica- Università di Pavia  e Luigi Vecchio  di Piscina Idea Blu, Pavia

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