Impatto ambientale globale dei rifiuti elettronici

Close up of a man using mobile smart phoneIl cosiddetto «E-waste», ossia i rifiuti elettronici, è costituito prevalentemente da computer e telefoni cellulari, particolarmente abbondanti rispetto ad altri elettrodomestici a causa della loro breve vita; l’impatto globale e i rischi connessi con una cattiva gestione di tali materiali, sempre più evidenti, vengono messi in luce da Robinson sulla rivista Science of The Total Environment. Si evince dall’articolo che la produzione globale corrente di rifiuti elettronici si attesta sui 20-25 milioni di tonnellate per anno; le nazioni che detengono il non invidiabile primato in termini di E-waste prodotto sono l’Europa, l’America, e l’Australia. Nazioni quali la Cina e l’America Latina diverranno predominanti nell’arco di una decina di anni, stando al ritmo di crescita tecnologica delle stesse. Va comunque rilevato che la miniaturizzazione delle apparecchiature elettroniche e lo sviluppo di efficienti network di computer mediante il clouding sembrano offrire una (parziale) soluzione, riducendo la quantità di rifiuti prodotti. Attualmente però il problema dell’E-waste permane, e si deve in qualche modo farvi fronte. Una difficoltà connessa al corretto smaltimento di tali rifiuti è la loro grande eterogeneità, dipendente in gran parte dalla costante uscita sul mercato di nuove tecnologie che modificano profondamente la chimica e la fisica dei dispositivi elettronici impiegati. Se da un lato tali rifiuti possono essere una fonte di materie prime di valore (rame, metalli preziosi), d’altro lato sono anche una sorgente di potenziali agenti tossici (metalli pesanti, PCB); inoltre, il loro smaltimento mediante procedure non idonee (es. incenerimento) può generare sostanze ancora più pericolose quali idrocarburi policiclici aromatici, diossine, composti alogenati volatili. Le procedure di recupero dei metalli nobili sono gravate da alti costi ambientali, e spesso per ovviare a questi oneri e per evitare di smaltire correttamente il materiale residuo (procedura costosissima), i Paesi ricchi esportano tali rifiuti in quelli a reddito minore e in cui le normative ambientali sono meno stringenti. Tale pratica è talmente diffusa e la manipolazione non corretta dei rifiuti elettronici è così all’ordine del giorno che si stanno diffondendo, in alcune aree dei Paesi emergenti, vere e proprie epidemie di avvelenamento da metalli o fumi di combustione dovuti al riprocessamento non corretto dell’E-waste.
B. H. Robinson. E-waste: An assessment of global production and environmental impacts. Science of The Total Environment, 408(2): 183–191 (2009)

di D. Merli

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