Impronte digitali e modificazioni chimiche

La determinazione del tempo trascorso dal momento della deposizione di un’ impronta digitale può essere un aspetto decisamente rilevante in ambito forense. Cruciale è, quindi, la conoscenza della composizione iniziale dell’impronta digitale, poiché essa rappresenta il punto di partenza per studiarne i cambiamenti indotti dall’invecchiamento. Lo studio è volto principalmente alla caratterizzazione della composizione chimica delle impronte appena lasciate, ed ha messo in luce una grande variabilità in funzione sia del soggetto che ha deposto l’impronta (intervariabilità) che del momento di deposizione dell’impronta a parità di soggetto in esame (intravaribilità). Sono state quindi proposte alcune soluzioni per poter ridurre questa incostanza intrinseca, basate principalmente sull’impiego di marker quali squalene e colesterolo. È stata inoltre studiata l’influenza dei diversi substrati su cui l’impronta può essere deposta sulla composizione della stessa. Sono stati quindi effettuati alcuni studi preliminari consistenti in un invecchiamento dell’impronta fino a 30 giorni per valutare le modifiche chimiche che intervengono; a tale proposito, si è visto che lo squalene si decompone in maniera rapida quando l’impronta viene lasciata su materiali non porosi.

C. Weyermann, C. Roux, C. Champod. Journal of Forensic Sciences 2011, 56 (1), 102–108

di Daniele Merli

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