Intolleranze alimentari

shutterstock_24779200Le reazioni avverse agli alimenti rappresentano un serio problema di salute in tutto il mondo; la loro incidenza è infatti aumentata notevolmente negli ultimi decenni interessando il 2-3% circa della popolazione adulta e il 6-8% dei bambini di età inferiore ai 10 anni. Il 90% di tutti i casi di allergie alimentari sono scatenate da alimenti piuttosto comuni come: arachidi (30%), grano (29%), soia (20%), latte (10%), uova (8%), pesce (3%). In particolare le reazioni avverse agli alimenti riguardano una percentuale della popolazione generale quasi esclusivamente nella prima infanzia. Frequenti al di sotto dei 2 anni sono le allergie al latte vaccino, all’uovo e al pesce ma la risoluzione è spontanea dopo il secondo anno di vita. In teoria qualsiasi alimento che contenga proteine dotate di attività allergenica può produrre reazioni allergiche, ma gli alimenti più frequentemente responsabili sono:
-latte vaccino, derivati del latte, le cui proteine sono la più frequente causa di allergia;
-uovo di gallina, e in particolare all’albume nel bambino durante lo svezzamento;
-pesce, soprattutto nei paesi del nord-Europa dove il consumo è maggiore. Alcune allergie non sono dovute alle proteine del pesce ma all’ipersensibilità verso un verme che parassita in numerosi pesci di mare (merluzzo, triglie ecc.). Non va consumato crudo o poco cotto per evitare manifestazioni cliniche gravi;
-vegetali, leguminose (arachidi tostati nei bambini americani, soia, lenticchie), rosacee (mela, pesca ecc., le fragole provocano reazioni PAR dose-dipendenti dovute alla loro capacità di liberare istamina e non ad allergeni che contengono), actinidiacee (kiwi), frutti di guscio (noci, nocciole, mandorle, pistacchi), musacee (banana, che contiene serotonina), lauracee (avocado, alloro, cannella), moracee (more, fichi), rutacee (arance, limoni, mandarini, pompelmi), graminacee (cereali), solanacee (patate, melanzane, peperoni, pomodoro che contiene tracce di nichel e amine vasoattive quindi può provocare sia allergie che PAR), cacao incriminato per PAR poiché libera istamina.

Questi alimenti contengono specifiche proteine o glicoproteine in grado di scatenare la reazione allergica che dunque non dipende dal cibo in sé ma da una o più sostanze in esso contenute. Questa reazione è finalizzata alla eliminazione di quelle proteine che l’organismo riconosce come estranee (tab. 1). Già Ippocrate (460- 370 a.c.) aveva identificato l’allergia al latte vaccino come causa di reazioni a carico dell’apparato gastrointestinale e respiratorio nei bambini. Da allora ai nostri giorni molto è cambiato nella comprensione delle reazioni avverse agli alimenti. Oggi la genetica ci spiega la predisposizione individuale a sviluppare allergie così come si va sempre più delineando il ruolo importante svolto dall’ambiente e dalle abitudini alimentari nel determinismo delle stesse. Sostituire il latte materno, come molte mamme oggi fanno, con altro latte di origine animale o vegetale, proprio nei primi mesi di vita quando l’apparato gastrointestinale del neonato non ha ancora raggiunto la sua piena maturità anatomo- funzionale, può creare le premesse per una sensibilizzazione nei confronti di determinate sostanze alimentari. L’uomo moderno, dal canto suo, si nutre per lo più di alimenti di produzione industriale, ricchi di additivi, conservanti, coloranti, antiossidanti, saponificanti e chi più ne ha, più ne metta.

Tab. 1 – Reazioni avverse agli alimenti  
ALLERGIE IMMEDIATE ALLERGIE RITARDATE O INTOLLERANZE
Produzione di immunoglobuline IgE Produzione di immunoglobuline IgG
Non sono dose-dipendenti Dose-dipendente
I sintomi compaiono entro breve tempo dall’assunzione del cibo (entro 24 ore) I sintomi sono meno intensi e compaiono a distanza di tempo dall’assunzione del cibo (48-72 ore)

Intolleranze alimentari e universo femminile
Tanto per la celiachia quanto per l’intolleranza al lattosio, il primo approccio consiste nel modificare le abitudini alimentari e quindi nel seguire una dieta gluten-free e nel ridurre o eliminare gli alimenti che contengono lattosio. Ma non basta. Oltre a portare a scelte obbligate a tavola, le intolleranze condizionano l’uso dei farmaci (in particolare dei medicinali che contengono lattosio e glutine come eccipienti) e quella del contraccettivo. Il danneggiamento della mucosa intestinale e i frequenti episodi di diarrea tipici delle intolleranze alimentari, infatti, interferiscono con l’assorbimento dei farmaci assunti per via orale (tra cui, per esempio, la pillola anticoncezionale). Trascurare questi aspetti può compromettere l’efficacia delle terapie farmacologiche e dell’anticoncezionale e, quindi, esporre a seri rischi per la salute, in un caso, e a gravidanze indesiderate, nell’altro. Occorre, quindi, che le persone affette da intolleranze alimentari informino il medico della propria condizione affinché possano essere indirizzate verso un percorso diagnostico appropriato. In particolare, le donne sono le più sottoposte a questo tipo di trattamento e malattie per l’uso che possono fare di contraccettivi. Infatti è opportuno che le donne che presentano questi disturbi alimentari e le manifestazioni tipiche delle intolleranze alimentari, parlino apertamente con il proprio ginecologo che potrà raccomandare il metodo contraccettivo che garantisca la maggiore affidabilità possibile. Infatti spesso le donne affette da intolleranza alimentare si trovano a fare una scelta selettiva nel cambiare il metodo di somministrazione dei contraccettivi ormonali diversa dalla via di somministrazione e di metabolizzazione alternativa a quella orale, come per esempio la via transdermica o quella vaginale, rappresentano la soluzione più valida.

di P.Ponzo- biologa molecolare

 

 

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