Le 3R anche per le materie prime rare

Il 20 novembre si è tenuto a Milano, presso l’Auditorium di Federchimica, un incontro sulle materie prime rare e la loro valorizzazione nei processi industriali.

Il recupero delle cosiddette “terre rare” è sempre più strategico per tutta una serie di settori tecnologici e beni di consumo, dalla produzione dei cellulari ai pc, dalle pale eoliche alla chimica. Ad oggi in Italia, ne vengono raccolti solo 500.000 pezzi, per un valore di mercato pari a 2 milioni di euro. Senza contare che nella batteria di una automobile ibrida ci sono circa 10 kg di lantanio; il magnete di una grande turbina eolica può contenere 260 kg o più di neodimio; la marmitta catalitica di un’auto contiene cerio e lantanio.
Ci sono quindi vere e proprie miniere urbane, composte da un milione di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (i Raee) annui, che non vengono adeguatamente sfruttate, perchè in parte sfuggono ad un corretto recupero e trattatamento che consentirebbe a questi rifiuti di trasformarsi in preziosa materia prima.
Davvero un tesoro prezioso se si considera l’aumento continuo di richiesta globale, inoltre c’è da considerare che il 95% delle terre rare è concentrato in Cina, la quale però non favorisce le esportazioni verso l’Unione Europea, facendo così lievitare i prezzi e incrementando la vendita dei suoi prodotti finiti.Tutto ciò è emerso nell’ambito del workshop europeo “Materie prime critiche e terre rare: nuove risorse da valorizzare nei processi industriali” organizzato da Federchimica.

Attualmente, in Italia, si consumano direttamente 800 tonnellate di terre rare l’anno, ma se consideriamo tutti i prodotti acquistati finiti, dalle automobili ai computer, a questo numero bisogna aggiungere altre 8000 tonnellate per un totale di 8.800 tonnellate l’anno.
Un consumo e una buona organizzazione del riciclo interno al nostro Paese aiuterebbe le aziende ad essere maggiormente competitive sul mercato. Inoltre, una maggiore lungimiranza e meno burocrazia  da parte degli enti pubblici  aumenterebbe la possibilità di crescita economica, in un momento dove “l’ingegno” deve camminare a stretto contatto con una “normativa semplificata”, al fine di non rimanere esclusi da un mercato mondiale sempre più agguerrito.

La scarsa disponibilità di Terre Rare e la dipendenza dalla Cina hanno spinto anche in Italia alcune Università e alcuni gruppi industriali ad intraprendere 2 linee di attività: la sostituzione delle Terre Rare (essendo quasi tutte classificate come tossiche o, nel caso del Promezio, radioattivo) con altri metalli o il migliore ciclo di utilizzo nel processo produttivo; il recupero delle Terre Rare dai Raee. Circa il 50% dei materiali rari viene impiegato in settori nei quali il potenziale di recupero è molto alto: magneti, batterie in lega, vetro, fosfori.

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