L’efficacia dei test per valutare le proprietà antiossidanti dei cibi

brombeer trioMolti test per valutare il potere antiossidante di cibi o principi attivi si basa sulle proprietà del materiale in studio di intrappolare il radicale libero DPPH (1,1-difenil-2-picril-idrazile). Sono stati infatti proposti un numero piuttosto ingente e diversificato di protocolli alla cui base c’è proprio tale principio, ma ci si è presto accorti che protocolli anche solo leggermente diversi fornivano sulla stessa matrice risultati neppure confrontabili. Nell’articolo pubblicato da Bhat e colleghi, ormai datato ma sempre interessante sia per l’approccio metodologico che per i risultati ottenuti, vengono mostrate le possibili cause di tali incongruità; inoltre, la validità stessa del test viene messa in discussione, se non completamente almeno in forma parziale: infatti, gli autori giustamente ci fanno intuire che i dati scientifici non possono esser presi come «oro colato» ma vanno interpretati criticamente. Gli scienziati mostrano come con due protocolli poco diversi si ottengano per la stessa sostanza antiossidante dati dissimili: per esempio, il BHT mostra una concentrazione inibitoria del substrato (IC50) pari a 60.0 μM in metanolo puro contro un valore di 9.7 μM ottenuto in metanolo tamponato. La pecca dell’articolo? Proporci alla fine un protocollo standardizzato e ad ampio spettro per la determinazione del potere antiossidante mediante DPPH. Non hanno saputo resistere alla tentazione.
O. P. Sharma, T. K. Bhat. DPPH antioxidant assay revisited. Food Chemistry, 113(4): 1202–1205 (2009)
di D. Merli

Informazioni sull'autore
Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Laboratorio © 2017 Tutti i diritti riservati