Misurare l’odore

Selena Sironi.

La responsabilità tecnica è ora della professoressa Selena Sironi, docente d’ingegneria chimica ambientale. Visto l’interesse crescente nelle attività di questo centro, le abbiamo rivolto alcune domande.

Ci racconti qualche dettaglio sulle origini del laboratorio e ci dica da quanto tempo lei s’occupa d’olfattometria.

Nel 1997 il professor Paolo Cèntola, che allora teneva il corso d’ingegneria chimica ambientale, faceva parte della commissione amministratrice dell’AMSA di Milano, l’azienda che gestisce i rifiuti urbani. Il comune decise di costruire quattro grossi impianti di stabilizzazione e selezione dei rifiuti nella zona esterna della città, ai confini del comune di Segrate, i cui abitanti si preoccuparono subito molto: non tanto per possibili rischi di tossicità delle emissioni, quanto per la previsione di odori sgradevoli. Occorreva dare risposte a queste preoccupazioni, ma il problema non si poteva affrontare con l’analisi chimica degli effluenti gassosi, ai cui risultati applicare poi le rispettive soglie di percezione olfattiva: già l’estrema diluizione, parti per miliardo, di alcuni di essi comportava per ciascuno incertezze rilevanti; inoltre le soglie olfattive riportate in letteratura sono molto variabili da una pubblicazione all’altra. Si cominciò allora a lavorare con l’olfattometria dinamica. Nel 1997 furono fatti i primi studi, fondati su misure sensoriali. Io mi occupo d’olfattometria dal 1999, quando mi sono laureata. In Italia siamo stati noi il primo centro dedicato a questa disciplina. Ora ne esistono altri, alcuni dei quali buoni, ed è prevedibile che ne nascano presto molti ancora. Naturalmente non è detto che siano tutti allo stesso livello: bisognerebbe controllarne il modo d’operare. Per ora i laboratori esistenti si trovano in larga prevalenza nell’Italia settentrionale, pochi al centro e al sud. Comunque sul territorio nazionale non si arriva ancora alla decina.

Che cosa significa l’aggettivo “dinamica” riferito all’olfattometria?

La misura olfattometrica impiega un gruppo (panel) di persone selezionate mediante l’uso di una sostanza odorigena di riferimento. La logica è quella di scartare sia i nasi troppo sensibili sia quelli che lo sono troppo poco, in modo da rappresentare il cittadino medio. Sul sito in esame viene prelevato un campione d’aria e portato in laboratorio: è per questo che si parla d’olfattometria dinamica. Quella statica funziona invece tramite linee che aspirano il gas da analizzare direttamente dalla sorgente e lo mettono a disposizione degli annusatori. Questi dunque devono trovarsi praticamente nel sito da esaminare, ed è molto difficile isolarli dall’ambiente: è assai probabile che la misura venga falsata. Nella tecnica olfattometrica dinamica il campione viene inserito in sacchetti di nalophan, copolimerodelpolietilentereftalato (PET), impermeabili e inodori. Una volta giunto in laboratorio, il sacchetto viene connesso a uno strumento detto olfattometro, il quale è sostanzialmente un diluitore. All’inizio viene sottoposto agli annusatori il gas risultante da una diluizione altissima: nessuno deve percepire l’odore. Poi si passa a diluizioni sempre più basse, finché tutti i membri del gruppo avvertono la sensazione olfattiva. Non si fa il contrario, perché, partendo invece dal campione puro e diluendolo sempre più, i ricettori nasali sarebbero saturati subito all’inizio e le risposte perderebbero significato.

Può sembrare strano che in un ambiente così marcatamente ingegneristico ci si basi su sensazioni soggettive.

In effetti, in passato c’è stata confusione tra sensoriale e soggettivo. Fortunatamente, però, le procedure che vengono sempre più standardizzate, anche sotto la spinta delle norme europee, fanno sì che i risultati siano riproducibili non solo all’interno del singolo laboratorio, ma addirittura fra laboratori diversi. Ogni anno noi partecipiamo a calibrazioni nazionali e internazionali, e si vede che i vari dati sono in linea fra loro: certamente non fino all’unità odorimetrica, ma comunque l’incertezza è molto contenuta.

Che cos’è l’unità odorimetrica?

È il numero di diluizioni che un campione d’aria deve subire per raggiungere la soglia di percezione, cioè perché non se ne percepisca più l’odore.

In quali settori è particolarmente impegnato il laboratorio?

Siamo attivi soprattutto in campo ambientale: valutazione dei controlli di processo e dei presìdi ambientali. Per l’odore l’attenzione si sta spostando dal controllo di parametri specifici, cioè di singole sostanze chimiche, agli effetti della miscela. Le misure non sono fine a loro stesse: il laboratorio è anche una struttura di ricerca, che elabora le valutazioni di processo, d’impianto e di sistemi d’abbattimento delle emissioni. Viene valutata l’efficienza dei biofiltri e dei postcombustori; o anche degli scrubber, cioè di quelle colonne in cui il gas, mentre sale, scorre negl’interstizi d’un riempimento solido, e lì viene lavato in contro corrente con un liquido che scende. Siamo così in grado d’aiutare l’azienda o l’ente in questione a ridurre l’impatto olfattivo sull’ambiente.

Esempi di vostre “campagne” particolarmente significative?

Negli anni scorsi abbiamo messo in piedi un lavoro per la città di Terni, su incarico dell’agenzia regionale per l’ambiente. C’era un problema serio creato da odori sgradevoli: una somma di conseguenze delle attività nelle acciaierie, nel polo chimico, nei centri di trattamento dei rifiuti, nella cartiera, nell’impianto a biomasse. Partendo dalle emissioni di odore abbiamo fatto una mappatura di dispersione, per vedere se e quali zone della città avevano davvero problemi di molestia olfattiva: in effetti i ternani avevano ragione a lamentarsi, il problema esisteva. In seguito abbiamo intrapreso una collaborazione con l’istituto “Mario Negri”, per stabilire se, oltre al fastidio provocato dall’odore, ci fosse anche un problema di salute pubblica. In Lombardia, invece, abbiamo fatto uno studio su un’area estesa a tre comuni, nei quali hanno sede aziende di rendering, cioè di trattamento di carcasse animali.

Quante persone impiega il laboratorio e in quali strutture si svolge il lavoro?

Diciamo meglio che è costituito da cinque o sei componenti dell’organico del politecnico, ai quali va aggiunta una quarantina di annusatori, cioè di collaboratori esterni: i più fra questi ultimi sono nostri studenti. La nostra base è quella storica del politecnico, in piazza Leonardo da Vinci a Milano. Facciamo misure in campo, servendoci di sonde per rilevare parametri fisici e di strumenti per il campionamento. Ne abbiamo sviluppati per applicazioni specifiche. Stiamo lavorando per coprire una grossa lacuna: quella del campionamento di superfici non emittenti. Abbiamo sviluppato cappe, tipo gallerie del vento, adatte per esempio a vasche di sedimentazione, le quali non hanno flussi gassosi propri che ne derivano.La normativa EN13725 non dà indicazioni precise sui metodi di campionamento da sorgenti del genere.

Chi sono in genere i vostri committenti?

Sono abbastanza ben distribuiti fra i settori pubblico e privato. Per una questione probabilmente finanziaria prevalgono le aziende private, che stipulano con noi programmi di ricerca. Abbiamo spesso anche sollecitazioni da semplici cittadini: quando possiamo, seguiamo allora di nostra iniziativa i problemi segnalatici. Oltre che sui temi già toccati, lavoriamo con aziende leader nel settore degli elettrodomestici, fornendo loro indicazioni utili allo sviluppo dei loro prodotti: produttori e consumatori sono sempre più attenti all’odore, non solo alle prestazioni tecniche di frigoriferi e lavatrici. Collaboriamo anche con un’azienda di primo piano nei prodotti per la cura della persona, settore in cui l’importanza del controllo dell’odore sta crescendo. Molte altre aziende si stanno svegliando su questo tema: probabilmente chi non ci ha ancora cercato non l’ha fatto perché manca d’informazione.

Un vostro campo d’attività in fase di sviluppo?

Gli odori “indoor”, all’interno degli edifici. Stiamo cercando di affrontarli con metodi senso-strumentali, per esempio coi nasi elettronici. La collaborazione con la regione Lombardia ha portato alla redazione delle nuove guide regionali lombarde in fatto di valutazione dell’odore in campo ambientale.

di Gianni Fochi

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