Oltre la sperimentazione in vitro

prof.Susanna Penco

prof. Susanna Penco

La crescita culturale della società nell’ambito della donazione di organi e tessuti per la ricerca da parte di tutti i cittadini e la realizzazione di un nuovo modo di fare ricerca, con l’obiettivo di curare il malato, voltando pagina rispetto al passato. Una medicina moderna correlata alle necessità umane, slegata da esperimenti su animali e oltre la sperimentazione in vitro, ma basata su ricerche in vivo sull’uomo, è ciò che auspica Susanna Penco, biologa e ricercatrice presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale, sezione di Patologia Generale all’Università di Genova.

Di che cosa si occupa nella sua attività?
Ho conseguito una laurea in scienze biologiche all’Università di Genova, abilitata alla professione e specializzata in patologia generale. Fino da quando ero una tesista ho lavorato nel Laboratorio di Cultura Cellulare dell’Istituto di Patologia Generale dell’Università di Genova. Attualmente sono ricercatrice presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale, sezione di Patologia Generale nello stesso ateneo. Mi sono dedicata alle culture in vitro, poiché ero e sono obiettrice di coscienza, fin da prima del 1993, quando è entrata in vigore la legge che consente agli obiettori di non lavorare sugli animali o parti provenienti da essi. Tale scelta l’ho maturata, in primis, per motivi etici, in quanto non riuscivo, e non riesco tuttora, a lavorare su animali, che ritengo senzienti e indifesi. Per tale motivo, all’epoca, ritenevo di aver sbagliato lavoro, fortunatamente all’istituto hanno rispettato la mia scelta e mi hanno consentito di lavorare su culture cellulari, ossia su linee di cellule stabilizzate provenienti da banche e non da animali. Con il tempo ci siamo specializzati e abbiamo abbandonato le linee animali di topo e ratto, ci siamo quindi dedicati a linee cellulari esclusivamente umane, provenienti da autopsie e sale operatorie, ma anche da linee cellulari stabilizzate. L’esperienza che ritengo più importante è quella che, esercitando la facoltà di obiettrice, mi sono resa conto che studiando e acquisendo conoscenze non facevo solo un favore agli animali ma anche agli esseri umani.

Può parlarci di come ha maturato questa convinzione?
Ciò che mi preme è sostenere una medicina moderna, che sia davvero correlata alle necessità umane. Essendo una persona sensibile, tendo a un mondo eticamente più accettabile. La sperimentazione animale ha consentito di identificare meccanismi fisiologici e fisiopatologici comuni a tutti i mammiferi. Credo che le evidenze mostrino come, al giorno d’oggi, la sperimentazione sugli animali, con le conoscenze in nostro possesso, non possa portare lontano, al contrario è necessaria una specializzazione sempre più attenta per una medicina non solo uomo correlata ma proprio personalizzata, ossia una medicina diretta agli individui. Per verificare queste affermazioni occorrerebbero delle statistiche che attualmente non sono disponibili, ovvero osservare quanti dei progetti finanziati abbiano portato a risultati concretamente applicabili all’uomo. Mi sto riferendo alla cosiddetta medicina traslazionale: dal laboratorio al letto del malato. Solo un’esigua parte di ricerca ha dimostrato di essere utile. La stragrande maggioranza dei progetti ha portato a pubblicazioni fini a stesse. La sperimentazione animale ha fallito, decisamente, su tutte le grandi malattie neuronali come la SLA, la sclerosi multipla, di cui tra l’altro sono affetta. Esistono farmaci che tentano di curare, ma non sono efficaci, pur manifestando effetti collaterali molto pesanti fino al punto di sospendere la terapia, o di portare a morte, come già è successo e continua a succedere. Siccome ho dei colleghi che hanno lavorato su queste malattie, mi hanno fatto notare come in vitro succede tutto, gli animali si riescono a rendere paraplegici o tetraplegici ma poi quando bisogna traslare i risultati sull’ uomo non funziona nulla. Il motivo è molto semplice poiché queste malattie vengono solo all’ uomo di cui nessun animale al mondo si ammala in maniera spontanea, è chiaro che una malattia prodotta con vari artifici su un animale non può riprodurre in maniera aderente alla realtà una malattia spontanea quale è quella umana. Quindi questi studi sono decisamente superati. Penso alle ricerche sull’autismo, una patologia estremamente complessa in cui convivono fattori genetici importantissimi, fattori ambientali e addirittura fattori gravidici, poiché sono emerse evidenze che un eccesso di vitamina B12 in gravidanza aumenta il rischio per il nascituro di essere affetto da autismo. Sono scoperte rivoluzionarie che potrebbero davvero fare la differenza, ma sono conoscenze che possono essere acquisite con studi sull’uomo in quanto riferiti a fattori acquisiti e non genetici, fattori riferiti all’ambiente, anche quello intrauterino. Un altro esempio sono gli studi sulla schizofrenia, malattia anch’essa basata su fattori ereditari, ambientali e genetici. Per diagnosticarla è necessario escludere che il paziente non assuma sostanze psicotrope o comunque farmaci che non abbiano influenza sul funzionamento del cervello e, in secondo luogo, escludere la presenza di neoplasie celebrali. Ebbene, l’unico metodo conosciuto per tentare di simulare la schizofrenia nell’animale è proprio quello di somministrare sostanze psicotrope. Ciò, a ben vedere è assurdo, in quanto il modello è la negazione di se stesso.

Abstract brain wave concept  on blue background technology

Come superare i limiti imposti da questi metodi?
Da molto tempo sono donatrice di cadavere, dopo essere venuta a conoscenza di essere affetta da sclerosi multipla ho deciso, in maniera lucida e consapevole, di donare il mio corpo e soprattutto il mio cervello, affinché possa essere studiato per cercare di capire le differenze con chi non è affetto da questa patologia. La mia scelta è stata seguita da mio padre, da mia madre e mia sorella e da mio marito per raggiungere l’obiettivo di paragonare il cervello di quattro persone, parenti tra di loro. Con le moderne tecnologie, siamo assolutamente convinti che studiare i nostri cervelli possa essere molto utile per capire cosa c’è di differente nel mio rispetto a quello dei consanguinei sani. La mia idea è arrivare al cuore del problema, ossia comprendere la causa, perché si manifesta una malattia autoimmune neurologica come la sclerosi multipla, ma questo discorso potrebbe essere esteso a malattie più frequenti come il diabete o più rare come la SLA, insomma moltissime patologie in cui la causa della loro insorgenza è sconosciuta. Proviamo a pensare se la ricerca, si concentrasse sullo scoprire le cause di queste malattie e potesse contare su centinaia di cervelli di persone che in vita erano ammalate. Assisteremmo così a un nuovo approccio alla moderna ricerca. Non sostengo solo la donazione post mortem, possiamo essere utili a noi stessi anche in vita, donando quella piccola parte di tessuto sano che viene inevitabilmente asportato assieme a un organo malato durante un intervento chirurgico, anche in una banale appendicectomia. Sarebbe possibile in tal modo creare delle bio banche personalizzate. Ossia ciascuno di noi potrebbe avere una riserva delle proprie cellule, anche staminali con cui potersi curare in futuro in caso di bisogno.

La prevenzione innanzitutto
Attualmente tutte le energie sono destinate a cercare e sviluppare farmaci per curare, o mitigare, gli effetti di una determinata patologia, non al guarire, tanto meno al prevenire. Se di una malattia non si conosce la causa non è possibile prevenirla. La prevenzione è fondamentale, non solo per rimuovere le condizioni che le provocano, ma anche per la sostenibilità di un Sistema Sanitario Nazionale che deve far fronte a un incremento della vita media e all’aumento di malattie degenerative.

Un approccio nuovo alla ricerca
Attraverso lo studio di materiale biologico solo e soltanto umano, enfatizzando la caratteristica specie-specifica delle patologie dell’era moderna e nell’ambito di una società moderna. Per far ciò è necessario realizzare un concreto reclutamento di organi e tessuti umani da destinare per la ricerca in tutti i campi della biomedicina, delle biotecnologie, della genetica medica, della farmaco-cinetica, della neurologia e di tutte le altre branche della ricerca, attinenti direttamente allo studio delle odierne patologie relative alla specie umana.

di Marco Colombini

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