Pesca eco-sostenibile

(Wikipedia)

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La ricerca scientifica e la tecnologia vanno in soccorso della buona pesca, sinonimo di ambiente marino ben gestito e tutelato. Alla salvaguardia di questo ecosistema e delle specie ittiche sono impegnati l’Istituto di scienze marine (ISMAR-CNR) e l’Istituto per l’ambiente marino costiero (IAMC-CNR) del Consiglio nazionale delle ricerche, che sabato 13 giugno presso l’Expo di Milano (Teatro della terra – Biodiversity Park) tratteranno di nuove metodologie per la filiera di tale settore con la conferenza: ‘Pesca eco-sostenibile e pescato sicuro’.
Uno degli argomenti che saranno illustrati, di cui si occupano i due istituti del Dipartimento scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr, è l’utilizzo di metodi che non danneggino specie come le tartarughe Caretta Caretta, protette da numerose Convenzioni internazionali, ma ‘vittime’ della pesca professionale. «Per proteggerle, nelle 15 regioni italiane che si affacciano sul mare è stato avviato il progetto ‘Tartalife’. Si stima che nel Mediterraneo almeno 100.000 tartarughe possano essere accidentalmente catturate ogni anno da parte dei pescatori: circa 70.000 abboccano agli ami utilizzati per la pesca al pescespada, oltre 40.000 intrappolate nelle reti a strascico e circa 23.000 in quelle da posta – spiega Mauro Marini responsabile dell’ISMAR-CNR di Ancona. –Tra le diverse soluzioni che abbiamo messo a punto in via sperimentale, ami con una forma tale da permettere alle tartarughe di liberarsi da sole senza riportare danni e delle griglie di materiale plastico che permettono di far entrare nella rete il pesce ma non le tartarughe».
L’attenzione viene posta anche sull’inquinamento da carburante prodotto dai mezzi navali «per questo stiamo sperimentando diversi tipi di propulsori, per esempio motori alimentati ibridi come per le auto o a GPL e metano. Inoltre, con i computer di bordo vogliamo visualizzare il consumo di carburante in tempo reale per ridurre il consumo energetico» prosegue Marini.
La conferenza condotta dalla giornalista scientifica Paola Catapano consentirà a esperti di varie istituzioni di affrontare i temi della biodiversità marina e della ‘piccola pescà artigianale, possibile fonte di occupazione e di reddito e ‘cullà delle tradizioni marinare. «In tempi di globalizzazione dei prodotti ittici questo argomento è molto caro alle comunità costiere- osserva il ricercatore. –La pesca a km. zero va valorizzata con il contributo di fondi comunitari finalizzati alla realizzazione di infrastrutture idonee per i piccoli operatori di pesca e al volano ricettivo e turistico che ruota intorno a questa attività».

(CNR)

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