REACH: obiettivo 2018

dscf2264Federchimica e Associazione Italiana Commercio Chimico (AssICC) assieme alla 15° conferenza sicurezza prodotti chimici per parlare di REACH. Cosa è cambiato, i nuovi strumenti e nuovi concetti.

Il REACH è la più importante regolamentazione sulle sostanze chimiche realizzata a livello europeo, allo scopo di migliorare la protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente dai rischi delle sostanze chimiche, inoltre promuove metodi alternativi per la valutazione delle sostanze comportano per ridurre il numero di test effettuati sugli animali. L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), responsabile dei processi previsti dal REACH, ha pubblicato la Roadmap REACH 2018, che delinea le tappe dell’Agenzia nel periodo verso il termine ultimo di registrazione. Tutte le sostanze chimiche prodotte o importate nello Spazio economico europeo, in una fascia compresa tra 1 e 100 tonnellate l’anno, devono essere registrate entro il 31 maggio 2018 presso ECHA. Quest’ultimo è il termine di registrazione stabilito dal regolamento CE n. 1907/2006 per le sostanze chimiche già esistenti. In questa fase, l’agenzia si aspetta un significativo numero di piccole e medie imprese che per la prima volta effettueranno la registrazione. Il REACH, non è più quello di 10 anni fa, quando è nato, ora vi sono concetti nuovi che all’epoca non esistevano e oggi entra a far parte anche del concetto di economia circolare. Se ne è discusso alla 15° conferenza sicurezza prodotti chimici, il 3 novembre a Milano, alla presenza di funzionari dell’ECHA, Ministeri italiani coinvolti e realtà industriali del settore. Il regolamento REACH è possibile inquadrarlo, assieme al pacchetto sull’economia circolare, da poco adottato dalla Commissione Europea, nella visione di un’economia maggiormente sostenibile, attuabile ripensando al ciclo di vita dei prodotti e minimizzando la produzione dei rifiuti. In questo senso la chimica possiede il fondamentale compito di garantire una gestione più sostenibile, dall’acquisizione delle materie prime fino allo smaltimento. Per Francesca Giannotti del MISE, «è necessario avere una visione d’insieme del prodotto, non solo la sostenibilità ambientale, ma tutti i suoi impatti a livello economico e sociale». Il Reach è a un punto di svolta, fornisce le regole per il futuro con opzioni di rischio migliore ma deve gestire anche la transizione con il passato, quando la normativa era differente. Attualmente si dispone d’informazioni su 130.000 sostanze, 10.000 sono state le aziende che hanno registrato sostanze e si dispongono 54.000 dossier relativi a 14.000 sostanze, per Katrin Schütte di DG Environment della Commissione Europea, «i dossier devono essere considerati dalle imprese come asset e la loro qualità può essere migliorata, dato l’importanza che rivestono». Per far ciò, ECHA deve consultare e dialogare con le imprese, soprattutto le PMI». L’industria può, e deve, giocare un ruolo attivo durante le consultazioni con l’UE per le nuove regolamentazioni, in tal senso, le associazioni di settore possono avere un ruolo cruciale. Nel corso dell’incontro sono state toccate tematiche molto tecniche in merito alla registrazione 1-10 ton e sul Substance Identification Profile, portando esempi di registrazione. Il concetto chiave è sempre una sostanza una registrazione, con trasparenza sull’ambito di applicazione dell’identità della sostanza e chiarezza nella presentazione del SIP. Il data sharing e i costi della registrazione sono argomenti molto sensibile per le imprese, in tal senso Barbara Raffaelli di ECHA ha spiegato in maniera dettagliata il regolamento, chiarendo i principi della condivisione dei dati e riaffermando gli obblighi sulla trasmissione comune dei dati. ECHA, inoltre, ha presentato la versione 6 di IUCLID, il software che consente di inserire, gestire, memorizzare e scambiare informazioni sulle proprietà intrinseche e pericolose delle sostanze chimiche, mostrando le novità e i miglioramenti rispetto alla versione precedente. L’esperienza di una PMI nel settore dei coloranti, per adeguarsi alla scadenza del 2018, è stata fornita da Marco Lariccia, di Farbotex Fast Solutions S.p.A., che ha mostrato come, oltre a essere parte attiva nel progetto Prosil per lo sviluppo di modelli in silico, in ambito REACH, alternativi alla sperimentazione animale, una piccola impresa può far fronte agli ingenti costi diretti e indiretti per adeguarsi al regolamento a spese anche delle risorse umane sottratte alla R&D e della competitività rispetto a «paesi non-REACH». Nella seconda parte dell’incontro è stato affrontato il tema dei controlli sul territorio e le attività in divenire. Per quanto riguarda queste ultime, è stato mostrato lo stato dell’arte del progetto InReach, teso a facilitare lo scambio d’informazioni sui prodotti chimici importati nell’UE e la loro conformità ai regolamenti per migliorare la protezione della salute e dell’ambiente, grazie a una migliore integrazione tra scienza e istituzioni, grazie al trasferimento dei risultati teso a fornire un solido background tecnico agli enti coinvolti. Il Regolamento REACH, a dieci anni dalla sua entrata in vigore, rimane un pilastro per la sicurezza dei prodotti, grazie al lavoro delle istituzioni, alle imprese e alle associazioni di categoria che, grazie al costante confronto hanno saputo mantenerlo al passo con gli sviluppi tecnico scientifici ed economici nel frattempo intervenuti.

di M.Colombini

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