Recepimento della Direttiva Europea sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici

Finalmente anche in Italia è stata recepita la Direttiva Europea 2010/63/UE sulla sperimentazione animale. Dopo lunghi anni di discussione, è stato pubblicato in Gazzetta il Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 26: «Attuazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici».
Il nodo principale sembra quello per cui non si possono fare esperimenti su animali vivi quando esistano delle alternative. A riguardo, è importante sottolineare, che tutti gli studi devono essere preventivamente autorizzati e, grossa novità, ci sarà anche una valutazione finale per stabilire se si è raggiunto lo scopo e quindi se l’utilizzo di animali è stato effettivamente necessario. Responsabile delle autorizzazioni e delle valutazioni finali sarà un Commissione appositamente creata e composta da rappresentanti di varie entità scientifiche quali il CNR, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto Zooprofilattico di Brescia, nominato quale referente nazionale per i metodi alternativi. Il riassunto non tecnico di ogni studio sarà pubblico, per permettere una libera consultazione ed evitare al massimo la duplicazione degli esperimenti.
Ci sono poi alcuni divieti molto importanti. Il più esplicito riguarda quello di allevare cani, gatti e primati non umani in Italia. L’autorizzazione per fare studi con questi animali verrà data solo in casi eccezionali, con il chiaro intento di disincentivarne il più possibile lo sfruttamento.
Per tutti gli animali, le procedure più dolorose dovranno necessariamente essere effettuate sotto anestesia. Procedure brutali come rendere afoni gli animali o somministrare farmaci per mascherare l’espressione di dolore saranno ora puniti severamente con multe fino a 150,000€ e la sospensione immediata delle attività del laboratorio.
Esperimenti di xenotrapianti saranno limitati, ma non proibiti totalmente, come pure esperimenti per studiare materiali bellici o sostanze d’abuso.
A scopo didattico, prove dirette su animali vivi saranno autorizzati solo per l’alta formazione di medici a veterinari.
Il decreto legge impone poi la supervisione di un veterinario su tutti gli studi e sia i responsabili a tutti i livelli che gli operatori dovranno essere opportunamente formati.
Rispetto alla Direttiva precedente (Dir. 86/609) il campo di applicazione delle norme è ora decisamente più esteso. Per esempio, considera come animali utilizzati a fini scientifici tutti gli animali allevati o tenuti per un qualunque scopo inerente al laboratorio e non solo quelli che subiscono un vero e proprio trattamento. In altre parole, rientrano nell’ambito della legge anche gli animali che vengono utilizzati per prelevare organi e tessuti nonché quelli utilizzati per generare linee geneticamente modificate. Il decreto si applica a tutti gli animali vertebrati, comprese le forme larvali capaci di alimentarsi autonomamente e i feti di mammifero se la gestazione ha superato il 60% del periodo normale di sviluppo.
Chiaramente, nei 40 articoli e negli otto allegati sono riportati molti dettagli a cui dovranno riferirsi con scrupolo gli operatori del settore. La speranza può essere solo quella di vedere una legge messa in pratica con serietà, e con la precisa volontà di utilizzare animali con molto rigore, e con la precisa volontà di poterne al più presto fare a meno anche in tutti i settori dove oggi sono richiesti in modo obbligatorio. Inoltre si chiede alle Autorità competenti la massima intransigenza verso chi non rispetta i dettami imposti, imponendo tutte le sanzioni così ben descritte.
Questa legge non rappresenta certo un punto di svolta per chi chiede di abbandonare i test sugli animali a favore di metodologie più innovative, ma è comunque un piccolo passo concreto per rendere più consapevoli gli operatori sulla serietà con cui devono operare con esseri senzienti e al tempo stesso incoraggiare lo sviluppo e l’applicazione di metodologie alternative.

di C. Rovida – CAAT Europe

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