Ricerca cosmetica, avanza il fronte delle 3R

Per controllare la sicurezza delle circa 400 nuove sostanze che ogni anno l’industria cosmetica introduce sul mercato, si dovrà ricorre solo ai cosiddetti metodi alternativi. Fino al 31 marzo del 2013, infatti, le aziende hanno potuto effettuare gli esperimenti sugli animali in altri Paesi, extra-europei, ma ora questo non sarà più possibile. Per le nuove sostanze si dovrà ricorre ai metodi alternativi già autorizzati dall’ECVAM, il Centro Europeo di Validazione dei Metodi Alternativi che ha sede a Ispra, in provincia di Varese, attrezzando i propri laboratori o appoggiandosi a quelli già operativi, come spiega Maura Ferrari, biologa, responsabile del Centro di Referenza Nazionale del Ministero della Salute per i Metodi Alternativi, Cura e Benessere degli Animali da Laboratorio, afferente all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna (IZSLER) Bruno Ubertini di Brescia dove opera dal 1975. L’abbiamo incontrata alla vigilia di un altro importante appuntamento, questo volta per l’IZSLER che dal 17 al 19 aprile ospiterà un convegno dedicato alle 3R (Replacement, Reduction, Refinement), dove si parlerà di sperimentazione animale, ma soprattutto di metodi alternativi, anche in ambito cosmetico.

Dottoressa Ferrari, per l’IZSLER divenire anche Centro di Referenza Nazionale del Ministero della Salute per i Metodi Alternativi, Cura e Benessere degli Animali da Laboratorio è stata un’evoluzione abbastanza naturale…
Direi proprio di sì. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna  Bruno Ubertini è Ente Sanitario di diritto pubblico dal 1970. Il laboratorio delle colture cellulari nel 1996 è stato riconosciuto «Centro di Referenza Nazionale» per i Substrati Cellulari, grazie alla storia del nostro Istituto: nel 1975, quando entrai a far parte di questa istituzione, disponeva già del più grande impianto al mondo di produzione di vaccini in coltura cellulare. Le colture cellulari sono nel nostro DNA. All’interno dell’IZSLER, però, esiste anche un Centro di Referenza per il Benessere animale: l’idonea congiunzione di questi due aspetti ha portato il Ministero della Salute ad assegnare al nostro Istituto anche quest’altro compito.

Come si realizza?
Principalmente attuando nei differenti settori applicativi in cui opera il nostro Istituto, il principio delle 3R (replacement, reduction e refinement), dove replacement sta per sostituzione, per quanto possibile, degli animali da laboratorio con tests in vitro, reduction, per riduzione del numero di soggetti impiegati nella sperimentazione e refinement, per miglioramento delle condizioni di benessere degli animali, cercando di ridurre al minimo necessario lo stato di sofferenza.

Qual è il vostro impegno nell’ambito della ricerca cosmetica?
È un impegno crescente. Sebbene la nostra attività riguardi principalmente il settore veterinario e biomedico, il Centro si sta indirizzando anche verso il mondo cosmetologico, da una parte applicando i metodi alternativi già disponibili e ufficiali, cioè quelli validati dall’ECVAM, dall’altra, sviluppando nuove tecnologie finalizzate al perseguimento del principio delle 3R in accordo alla direttiva europea 63/2010/EU. Un obiettivo che può essere raggiunto anche attraverso il confronto con colleghi che operano in ambito pubblico e privato. Recentemente, per esempio, nel corso di un convegno organizzato a Milano, sono stati illustrati la validità dei metodi chimici, mutuati dal settore alimentare, ma anche di quelli microbiologici nell’analizzare determinati composti destinati al mondo cosmetico. Noi, invece, nel nostro laboratorio già da tempo indaghiamo la citotossicità delle sostanze attraverso metodi completamente in vitro.

Quanto si svilupperanno i metodi alternativi in futuro?
Questo dipenderà da diversi fattori, anche di tipo quantitativo. I metodi in vitro per poter crescere di numero dovrebbero essere utilizzati in modo più cospicuo di quanto non avvenga oggi, così da poter raccogliere dati che consentano una graduale riduzione della sperimentazione in vivo, sebbene, in alcuni settori, tale aspetto necessiti di strategie di laboratorio non ancora disponibili o non sottoposte a processi di validazione.

In questo scenario gli strumenti bioinformatici hanno un peso importante?
Sì, perché permettono di analizzare i dati e più in generale di ridurre le sperimentazioni inutili e calcolare il numero esatto di animali da impiegare negli esperimenti laddove sia possibile effettuarli.

I metodi alternativi sono costosi?
Sono costosi i laboratori. Il nostro, per esempio, è organizzato secondo due diversi sistemi di qualità e presto ne adotterà anche un terzo, quello in uso nell’industria farmaceutica. I costi di gestione sono dunque elevati, ma comunque minori rispetto a quelli di un’azienda che volesse creare un proprio laboratorio per effettuare test con metodi alternativi.

Quindi ci saranno pochi laboratori ma ben attrezzati che lavoreranno per conto terzi: è questa la prospettiva più probabile?
Certo, questo già oggi comporta vantaggi economici per tutti, ma anche la possibilità o meglio la necessità di standardizzare le metodologie, con tutte le conseguenze positive del caso, perché quando si opera per diversi committenti è inevitabile seguire standard ben precisi che garantiscano la riproducibilità dei test, la loro correttezza formale, anche grazie alla formazione degli operatori impiegati nei laboratori e alle apparecchiature in uso, correttamente tarate secondo quanto prevede la normativa.

Cosa si aspetta nel prossimo futuro?
Che possa nascere una rete nazionale degli operatori del settore, su cui stiamo già lavorando, che consentirebbe di raggruppare tutti gli addetti ma anche di individuare le differenti linee operative perseguite da ciascuno, così da creare nuove sinergie. Noi continueremo nel nostro operato, nonostante le difficoltà: attualmente il personale laureato impiegato nell’attività del Centro di Referenza Nazionale del Ministero della Salute per i Metodi Alternativi, Cura e Benessere degli Animali da Laboratorio è precario e ignote sono le possibilità relative alla loro integrazione definitiva nella pianta organica attualmente in essere. Comunque continueremo nel nostro percorso, non solo perché questo è il nostro compito, ma anche perché siamo un punto di riferimento per le aziende, oltre che per il mondo universitario e della ricerca in ragione delle differenti tipologie di attività che vengono perseguite e che ci permettono di poter rispondere a richieste fra loro diversificate. Recentemente la Regione Emilia Romagna ha approvato un progetto sui metodi alternativi nell’ambito dello studio di nuove molecole a potenziale azione antivirale e principalmente basato su colture cellulari in sistema tri-dimensionale. Anche il Ministero della Salute ha assegnato un contributo mirato alla standardizzazione di 3 nuovi metodi in vitro e allo sviluppo di un nuovo metodo volto a utilizzare linee cellulari stabilizzate in alternativa a colture cellulari di primo impianto allestito da tessuti animali da utilizzarsi in ambito farmaceutico. Gli obiettivi nel settore cosmetico, invece, dovranno essere necessariamente perseguiti anche con l’ausilio di colleghi di altre Istituzioni da tempo attivi in questo campo. Dal 17 al 19 aprile saremo impegnati in un convegno dedicato alle 3R (Replacement, Reduction, Refinement), dove si parlerà di sperimentazione animale, ma soprattutto di metodi alternativi, anche in ambito cosmetico.

di P.Altea

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