Riprogrammazione cellulare per curare il diabete

Attualmente utilizzare cellule embrionali indotte sembra la soluzione a diversi problemi legati all’impiego di cellule staminali embrionali. Tuttavia, a oggi, non esiste ancora un metodo sicuro per riprogrammare e riportare allo stadio di totipotenza o pluripotenza cellule somatiche. Le strade che si possono impiegare sono diverse ma nessuna allo stato attuale può considerarsi definitiva.
Nel caso si voglia ottenere cellule totipotenti, completamente indifferenziate, ossia che possano divenire qualsiasi tipologia di cellula somatica, si può riprogrammare la cellula mediante un transfer del nucleo. Si tratta di sostituire il materiale genetico di un oocita (in metafase II), di uno zigote oppure di blastomeri, in cui sia stata arrestata la mitosi, con il materiale genetico della cellula desiderata. L’oocita o lo zigote continueranno a duplicarsi rigenerando la linea cellulare di cui possiedono il DNA.

Le tecniche per ottenere cellule pluripotenti, ossia che si possono differenziare in più linee cellulari, ma non in tutte, sono diverse.

La più nota, e promettente, è la trasduzione, dove si modifica geneticamente del DNA virale con geni opportuni in grado di promuovere la pluripotenza. Con il virus ottenuto si infetta la cellula somatica, che comincerà a esprimere i geni trasformandosi in pluripotente. Il pericolo di questa tecnica è legato alla possibile cancerogenicità dei geni o dall’eventualità che il DNA virale si inserisca nel genoma inattivando qualche gene indispensabile al corretto funzionamento cellulare.

Un altro metodo è utilizzare costrutti di DNA come plasmidi, minicircles trasposoni o episomi per forzare la regolazione epigenetica, ma anche in questo caso il pericolo è alterare il DNA con inserzioni random.

L’impiego del RNA per la riprogrammazione sembra invece poco funzionale poiché è una molecola poco stabile e inoltre richiama le difese antivirali dell’organismo. Tuttavia di recente sono state sperimentati alcuni metodi a base di RNA stabilizzato con opportune molecole.

Si sono utilizzate anche proteine ricombinati per deregolare le cellule somatiche, la difficoltà in questo caso è produrle e inocularle con successo nella cellula bersaglio.

di E. Brunelli-  PhD, Biotechnology,Università del Piemonte Orientale

 

Informazioni sull'autore
Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Laboratorio © 2017 Tutti i diritti riservati