Settori farmaceutico e dei presidi immunizzanti: potenziali applicazioni basate su metodi alternativi

29002bluL’8 maggio 2014 si è svolto presso l’IZSLER di Brescia, un interessantissimo convegno focalizzato su “Potenziali applicazioni basate su metodi alternativi nei settori farmaceutico e dei presidi immunizzanti”. Tra i relatori hanno partecipato personalità di spicco provenienti da Enti governativi, Università e siti di ricerca privati. Un evento gratuito e di alto livello. La prima presentazione è stata di M. Halder di ECVAM che ha raccontato come sia possibile sostituire o per lo meno ridurre drasticamente, l’uso di animali nei test di controllo qualità dei vaccini, al momento responsabili  di quasi il 15% degli animali utilizzati in EU a scopo scientifico. A seguire alcune presentazioni da esponenti GSK su come culture cellulari funzionalizzate possano sostituire in modo molto efficace gli animali usati in ricerca e che si è dimostrato non essere molto predittivi per l’uomo. I modelli basati su cardiomiceti sono ormai consolidati per studiare eventuali effetti cardiotossici dei nuovi farmaci. Più avveniristico è il progetto organ-on-a-chip in cui si cerca di riprodurre i vari organi, mettendoli in relazione tra loro e utilizzando sistemi multicellulari che riproducano in modo accurato la fisiologia umana. Polmoni e intestino sono già a un buon livello di sviluppo, con interessanti stratagemmi tecnologici. È chiaro che questi modelli vanno affiancati con sistemi di previsione computerizzata che possono aggiungere indicazioni sulle proprietà della sostanza in esame o aiutare nell’interpretazione dei dati sperimentali raccolti. Altre testimonianze riguardavano progetti di ricerca in cui si cerca di sostituire l’uso di animali vertebrati con organismi di un livello filogenetico inferiore, come amebe e vermi. Interessantissima la tavola rotonda alla fine delle presentazioni. In Italia è stata da poco recepita la nuova Direttiva Europea 63/2010 per cui ci si aspetta un nuovo impulso verso i metodi alternativi. Come fare per contribuire? Innanzitutto sarà importante valorizzare la formazione a cominciare dalle Università. Bisogna fare capire che una ricerca senza animali non solo è possibile, ma è ad alto livello scientifico. Purtroppo ancora oggi molti ricercatori sono convinti che la vera scienza si fa con gli animali e magari non sanno neanche che esistono sistemi avanzati come i bireattori e i modelli multicellulari basati su materiale organico di provenienza umana. Un altro ambito di sviluppo da non trascurare è la multidisciplinarità che è caratteristica dei metodi alternativi. Per arrivare ad un buon risultato, bisogna unire competenze uniche di biologia, chimica, computer modelling e bio-ingegneria. È per questo che bisogna rafforzare il dialogo tra specialisti, condizione indispensabile per arrivare ad un risultato scientificamente valido.
IZSLER ricorda che presto ci saranno bandi per finanziamenti cospicui per lo sviluppo di metodi alternativi. Forse varrebbe la pena pensare di utilizzare parte di queste risorse per costruire un gruppo dedicato alla multidisciplinarità, al dialogo tra gruppi con esperienze diverse e alla diffusione di questi metodi avanzati. Nella discussione è stato anche rilevato la precarietà dei ricercatori italiani che quindi hanno grosse difficoltà a farsi ascoltare da un punto di vista politico. Purtroppo anche questi aspetti influiscono sul risultato finali e non possono essere trascurati.

di C. Rovida – CAAT Europe

 

 

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