Sostanze in grado di agire da nutraceutici per l’ape

In qualità di insetto impollinatore, la presenza dell’ape comune (Apis mellifera) è critica per il settore agro-silvo-pastorale. Negli ultimi anni, si è assistito alla moria di numerose colonie di api; le possibili cause di tale fenomeno possono essere ricercate in carenze alimentari, nell’esposizione a pesticidi (l’ipotesi più quotata) o potrebbero essere coinvolti alcuni patogeni. A tale proposito, è stato recentemente riportato che alcuni componenti del miele sono in grado di indurre nell’ape stessa numerosi geni legati alla detossificazione e alla stimolazione immunitaria.Fra i componenti più rilevanti, spiccano l’acido p-cumarico, la pinocembrina e la pinobanksina-5-metil etere. Tali sostanze (in particolare l’acido p-cumarico) non si ritrovano nel nettare, ma si rinvengono prevalentemente nel polline o nella ben nota componente resinosa detta propoli. L’analisi sequenziale dell’RNA ha rivelato che l’acido p-cumarico induce in maniera specifica nell’ape diversi geni i cui trascritti proteici sono legati alla detossificazione e sono dotati di proprietà antibiotiche. Questa scoperta è particolarmente rilevante poiché si è visto che, aggiungendo l’acido p-cumarico alla dieta abituale delle api, si aumenta del 60% la capacità dell’imenottero di degradare metabolicamente il pesticida coumaphos, ampiamente usato in agricoltura. In qualità di componente maggioritario dei granuli di polline, l’acido p-cumarico è ampiamente distribuito in natura e costituisce una frazione rilevante della dieta naturale dell’ape, comportandosi di conseguenza come nutraceutico in grado di regolare il sistema immunitario dell’insetto e di indurre la detossificazione degli xenobiotici. L’impiego sempre più diffuso di sostituti del miele per la nutrizione delle api (per esempio l’uso dello sciroppo di mais) può ridurre l’apporto dietetico di questi importanti componenti, compromettendo la capacità dell’insetto di resistere ai patogeni e all’esposizione ai pesticidi.
W. Mao, M.A. Schuler, M.R. Berenbaum , PNAS, pubblicato on-line 29/04/2013, doi:10.1073/pnas.1303884110  

di D.Merli

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