Tossicità del piombo

La tossicità del piombo e dei suoi composti è nota da alcune migliaia di anni, tuttavia solo di recente, grazie ai progressi delle scienze biomediche e in particolare allo sviluppo di indagini epidemiologiche, si sono meglio compresi gli effetti determinati dall’esposizione a bassi livelli di concentrazione. La tossicità del piombo, è legata al fatto che lo ione Pb2+ è in grado di penetrare le barriere cellulari e, sfruttando le vie normalmente utilizzate dal Ca2+, causa di conseguenza notevoli scompensi metabolici che si ripercuotono sul corretto funzionamento di organi e apparati1. Proprio per questo motivo l’avvelenamento da piombo, detto saturnismo, si manifesta con uno spettro sintomatologico molto ampio che va dalla semplice debolezza fino ad alterazioni delle funzioni del sistema nervoso centrale. L’assunzione di piombo da parte di organismi in via di sviluppo può portare a deficit dell’apprendimento (riduzione del Q.I.) e riduzione delle capacità motorie. Quest’ultima disfunzione è particolarmente importante per pesci e uccelli, perché li rende più facilmente predabili e riduce, quindi, le loro possibilità di sopravvivenza. Oggigiorno le fonti di intossicazione acuta, ovvero dovuta a un’elevata esposizione in un breve periodo di tempo, sono state quasi del tutto eliminate; questo per quanto riguarda i paesi occidentali nei quali sono in vigore precise normative che limitano fortemente l’impiego di questo metallo in svariati settori nei quali il piombo era largamente in uso. Più recente, invece, è nato l’interesse inerente le fonti di piombo che portano a intossicazioni di tipo cronico molto più difficili da individuare e limitare. Le tipologie di assunzione sono: inalazione, contatto con la pelle e ingestione. Per quanto riguarda i pallini di piombo la più frequente è sicuramente l’ingestione tramite la quale il piombo viene assorbito in percentuali che variano dal 2 al 20% (dal 10 al 50% nel caso dell’inalazione) nei mammiferi1. Attraverso la circolazione, il piombo penetra nei diversi tessuti e organi: inizialmente nei tessuti molli come reni e sistema nervoso nei quali rimane per periodi di tempo variabili, ma in genere poco duraturi e, successivamente, nelle ossa dove può dare origine a fenomeni di bioaccumulo.

Bibliografia
(1)    Andreotti A., Borghesi F., Il piombo nelle munizioni da caccia: problematiche e possibili soluzioni, Rapporti ISPRA, 158/2012.

di G. Fosco, R. Biesuz, G. Alberti, Dip.di Chimica- Università di Pavia e Luigi Vecchio di Piscina Idea Blu, Pavia

Informazioni sull'autore
Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Laboratorio © 2017 Tutti i diritti riservati