Trattamento dell’aspergillosi sistemica: confronto fra tecniche di screening

Il trattamento empirico dell’aspergillosi mediante antifungini è prassi comune nei pazienti ematologici ad alto rischio di sviluppare una malattia invasiva. In un lavoro recentemente pubblicato sulla rivista Lancet, sono stati paragonati diversi metodi di screening per stabilire l’opportunità di instaurare una terapia in questa classe di pazienti; a tale proposito, sono state paragonate metodiche classiche di indagine (colture cellulari e istologia) con strategie di carattere biologico-molecolare rapide e poco costose, quali l’uso della PCR e del riconoscimento antigenico del glucomammano di superficie di Aspergillus per la diagnosi della patologia.Lo studio è stato condotto su pazienti adulti sottoposti a trapianto di midollo osseo o a regime chemioterapico per il trattamento di forme leucemiche acute, senza precedente evidenza clinica di aspergillosi. Il rigore statistico impiegato è notevole; ad esempio, i pazienti sono stati assegnati casualmente da un computer a una procedura diagnostica classica o basata su biomarker molecolari per formulare la diagnosi di aspergillosi diffusa e conseguentemente instaurare il protocollo terapeutico, seguendo i pazienti per 26 settimane o fino al decesso. Ovviamente, non è stato possibile tenere i medici e i pazienti all’oscuro della natura della procedura diagnostica eseguita, date le chiare differenze macroscopiche fra le stesse che le rendono ben distinguibili una dall’altra. Per ovviare a questo inconveniente, gli esiti delle procedure diagnostiche e terapeutiche sono stati valutati da medici esterni al trial clinico e all’oscuro della metodologia di indagine clinica cui ogni singolo paziente era stato sottoposto. Lo studio, condotto su 240 pazienti fra il 2005 e il 2009, ha mostrato come l’impiego delle tecniche di biologia molecolare (riconoscimento del galattomannano o PCR) sono altrettanto valide rispetto alle tecniche classiche per stabilire l’opportunità di instaurare un trattamento dell’aspergillosi, riducendo l’uso di antifungini in pazienti senza evidenza di patologia disseminata.

O. Morrissey, S. C-A Chen, T. C Sorrell, S. Milliken, P. G Bardy, K. F Bradstock, J. Szer, C. L Halliday, N. M Gilroy, J. Moore, A. P Schwarer, S. Guy, A. Bajel, A. R Tramontana, T. Spelman, M. A Slavin. The Lancet Infectious Diseases, Volume 13, Issue 6, Pages 519 – 528, June 2013

di Daniele Merli

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