Tunicati: nuova risorsa per acquacoltura e biocarburanti

(foto: Inge Døskeland)

I tunicati sono animali marini che producono cellulosa e ricchi di acidi grassi, grazie alle loro caratteristiche sono i protagonisti di un ambizioso progetto di ricerca norvegese per la produzione di biocarburante e mangime per i pesci. Un innovativo progetto di ricerca norvegese cerca di sfruttare questi organismi per la produzione di biocarburante e mangime per i pesci. A Øygarden, una piccola isola vicino a Bergen, i tunicati sono coltivati in un allevamento pilota con un metodo che ricorda quello della coltivazione dei mitili, la sfida dei ricercatori è realizzare una produzione su vasta scala. Se il progetto dovesse rivelarsi un successo, si aprirebbero nuovi scenari per la produzione di biocarburanti, data l’abbondanza di tunicati e alla possibilità di essere allevati in grandi quantità, con un costo di produzione e ambientale contenuto, potrebbero sostituire in parte i biocombustibili di origine agricola i cui costi economico-sociali e ambientali sono criticati da più parti. Il Consiglio Norvegese per la Ricerca ha stanziato 8,7 milioni di corone per il progetto, Christofer Troedsson ne è il responsabile. 

Dott. Troedsson ci può spiegare cosa sono i tunicati?

Sono membri della subphyla Tunicata, o Urocordati, nel phylum dei Cordati. Il sottotipo dei tunicati comprende tre classi: Ascidiacea, Thaliacea e Larvacea. Le ultime due sono interamente pelagiche, cioè vivono libere nella colonna d’acqua, mentre l’Ascidiacea possiede una larva pelagica che si deposita su una superficie disponibile dove subisce una metamorfosi nella sua forma adulta, ed è proprio su quest’ultima classe che stiamo lavorando, in particolare, la specie Ciona intestinalis. La loro caratteristica, come gruppo, è quella di essere organismi filtratori altamente opportunisti, inoltre sono l’unico gruppo animale che può sintetizzare la cellulosa.

Da sinistra Thorolf Magnesen, Christofer Troedsson, Jean-Marie Bouquet e Eric Thompson (foto: Eivind Senneset).


Per quale motivo avete deciso di usarli per produrre biocarburante e come ingrediente per il mangime dei pesci?

L’idea di utilizzare questi urocordati per la produzione di biocarburanti e di mangimi animali è venuta dall’osservazione del settore della molluschi-coltura con vasta bioincrostazione da tunicati. Entrambi i settori richiedono grandi quantità di biomassa, pertanto abbiamo indagato quei gruppi di organismi in grado di generarne una elevata quantità e che siano facilmente accessibili. Dai tunicati è possibile estrarre acidi grassi e cellulosa, abbiamo effettuato degli esperimenti preliminari per testarne il potenziale di produzione e per osservare se la cellulosa, le proteine e gli acidi grassi estratti siano adatti per essere utilizzati per produrre alimenti per animali e biocarburanti. Le analisi effettuate hanno mostrato le straordinarie capacità di produzione di biomassa, quest’ultima non presenta lignina e ciò rende altamente efficiente l’estrazione di cellulosa e la conversione in bioetanolo, mentre gli acidi grassi si sono dimostrati adatti a essere impiegati nell’alimentazione animale.

In che cosa consiste il vostro progetto? Quali sono gli obiettivi?

Abbiamo diversi progetti che si occupano dei tunicati, in questo momento ci stiamo concentrando sull’utilizzo della biomassa per la produzione di mangimi per i pesci, in quanto il settore dell’acquacoltura è in crescita a livello mondiale, mentre la capacità produttiva di farina di pesce ha raggiunto il limite, pertanto si registra una crescente domanda di nuove risorse per produrre biomassa in modo sostenibile. Nel 2012 la sola Norvegia ha avuto una produzione annua di 1,6 milioni di tonnellate di mangimi per pesci. Per sostenere la forte crescita dell’acquacoltura ,sono necessarie nuove risorse di biomassa per gli ingredienti di origine marina usati nei mangimi. Il nostro obiettivo principale è, quindi, quello di elaborare tecniche di raccolta, economicamente praticabili, e indagare a quale livello di inclusione possiamo usare i tunicati nei mangimi per pesci. 

Quali sono le fasi del progetto e le loro criticità?

Abbiamo costruito una fattoria pilota nei pressi di Bergen, dove siamo in grado di produrre circa 50 tonnellate di biomassa umida all’anno. Questa fattoria servirà come piattaforma per testare le tecniche di raccolta e lavorazione, nonché per costituire abbastanza biomassa per la sperimentazione di alimenti per animali. Una sfida significativa è trovare un modo per separare la cellulosa, le proteine e i lipidi nella lavorazione, questo è un passo importante dal momento che nei mangimi per i pesci non ci possono essere alti livelli di cellulosa poiché, abbassandone la qualità, diminuisce il potenziale economico del prodotto. Al contrario, la cellulosa possiede un valore aggiunto nella produzione di biocarburanti.

(foto: Bjarte Espevik)

Quali sono le istituzioni e le aziende coinvolte?

Attualmente sono tre gli istituti di ricerca coinvolti nel progetto: Uni Research AS, Università di Bergen e il Royal Institute of Technology di Stoccolma. Stiamo lavorando anche con il l’Ufficio per il Trasferimento Tecnologico di Bergen sui diritti di proprietà intellettuale, la formazione aziendale e la commercializzazione dei risultati.

 

di M. Colombini

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