Uso razionale degli esperimenti in vivo

In ambito scientifico, si discute ampiamente della possibilità di impiegare metodi alternativi ai test in vivo sugli animali per valutare aspetti legati alla farmacologia e tossicologia delle sostanze da immettere sul mercato. A fronte di molta propaganda, spesso però è difficile reperire le informazioni necessarie per comprendere se, nel caso specifico, è possibile evitare il ricorso alla sperimentazione animale. A questo proposito, nel 1981 la John Hopkins University ha fondato CAAT (Center for Alternatives to Animal Testing), il cui obiettivo è dare supporto allo sviluppo, diffusione e uso di metodiche alternative ai test in vivo, in sintonia con la regola delle 3R; essa si articola nei termini «Rimpiazzare»: evitare cioè l’impiego di animali se esistono dei metodi ugualmente validi per rispondere al quesito scientifico in oggetto; «Ridurre»: se l’impiego di animali è strettamente necessario, occorre ridurne il numero al minimo possibile, e infine «Raffinare», ossia rendere minime le sofferenze e lo stress cui gli animali vengono sottoposti se il loro impiego non è evitabile. Recentemente il lavoro di CAAT è affiancato da un centro situato presso l’Università di Konstanz in Germania, per seguire più da vicino le vicende Europee e favorire il dialogo con gli Stati Uniti. CAAT rappresenta decisamente un’iniziativa importante e di cui gli interessati all’applicazione e allo sviluppo di studi scientifici in vivo devono tenere conto.

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